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Il gesto dell’ombrello

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Tutto parlamento è paese

 

“Il palazzo degli ombrelli rubati”. Così il Corriere del Ticino di Lugano ha definito il Parlamento del Canton Ticino dove, lunedì scorso, è andata in scena una vera e propria pochade. Alla fine della seduta, mentre fuori pioveva a dirotto, il deputato democristiano Carlo Luigi Caimi, un notaio dal fisico tracagnotto e dalla barba risorgimentale, dopo averlo cercato ovunque ha scoperto che il suo ombrello era sparito. E visto che non era la prima volta che gli capitava, il deputato si è rivolto al presidente del parlamento, il leghista Michele Foletti.
“Mi hanno rubato l’ombrello”, ha fatto presente, con la sua erre moscia. Foletti ha invitato il collega a fargli pervenire una ricostruzione dell’accaduto e Caimi ha riferito per iscritto e nel dettaglio il tipo di ombrello e l’orario approssimativo della “scomparsa”. Il presidente, a quel punto, ha annunciato all’aula che intendeva risolvere la questione visionando le registrazioni delle telecamere di sicurezza del palazzo.
E’ bastata la minaccia. A quel punto, rosso in viso, si è alzato dal suo scranno il socialista Gianrico Corti, ex-giornalista televisivo di Lugano, confessando imbarazzato: “Sono stato io – ha detto – , quell’ombrello si trova nella mia auto”. Poi, incurante del ridicolo, ha spiegato che ne aveva uno uguale e, visto che glielo avevano fregato, aveva pensato bene di impossessarsi di quello del collega. “C’è stato solo uno scambio di ombrelli”, ha tentato di relativizzare.
La storia non è finita con l’umiliazione del reo confesso. Dopo la denuncia di Caimi, infatti, altri deputati hanno deciso di uscire dall’ombra, per denunciare la sparizione dei loro ombrelli. Una di loro, la verde Greta Gysin, ha addirittura postato il suo caso su Facebook. Quello che le è stato sottratto è leopardato, come quelli in uso al Festival del Cinema di Locarno. L’efficiente presidente Foletti sta pensando così di risolvere la questione dotando ogni parlamentare di appendiabiti e portaombrelli personalizzati, con tanto di targhette nominative. Anche perché, qualche anno fa, ci fu un leghista che uso il suo primo intervento in aula da deputato per denunciare il furto del suo ombrello. “Piove, parlamento ladro”, verrebbe da dire.

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