Chissà poi perché in Freud ci cascano sempre loro
Ruby è stata «vittima del sogno italiano» in negativo, quello che hanno «le ragazze delle ultime generazioni in Italia», i cui unici obiettivi sono «entrare nel mondo dello spettacolo e fare soldi». Così Ilda Boccassini ha descritto la giovane marocchina al centro del processo. Il pm ha sottolineato come la ragazza vivesse in Sicilia in «un contesto umile ma di grande decoro», dal quale però aveva deciso di sfuggire «sfruttando la sua avvenenza e il fatto di essere musulmana» e quindi di potere accreditare, inventandola, la versione di un padre violento e padre-padrone. Ruby era «furba di quella furbizia orientale propria della sua origine». «I genitori sono persone umili che non riescono a tenerla a freno. Lei ha in mente un solo e unico percorso», ha sostenuto Boccassini. «Riesce a sfruttare – aggiunge – l’avvenenza fisica da un lato e il fatto di essere musulmana dall’altro, lasciando credere di subire il padre padrone e di essere scappata».
Signora Bocassini, se una frase del genere, che in lei suggerisce un conflitto nell’inconscio, fosse stata espressa altrove, mettiamo sul sito di Stormfront, è sicura che non avrebbe pensato male? Non è che magari, passando da Freud a Pavlov, le sarebbe venuto in mente Nicola Mancino?
E noi tutti cosa dobbiamo pensare di queste classificazioni etno-culturali?
