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Delfi ostentava nell’antichità un grande potere simbolico, poiché lì, nel tempio di Apollo, si trovava la voce più ricercata del Mediterraneo antico. Parliamo della Pizia, sacerdotessa e oracolo, che emetteva risposte ambigue capaci di decidere tanto i destini personali quanto le guerre. La scena si ripete nelle fonti classiche. La sacerdotessa si sedeva su un tripode nell’adyton (la camera interna), respirava un pneuma (un vapore o soffio che emerge dalla terra) ed entrava in trance. La cosa straordinaria è che oggi, con i dati scientifici alla mano, quella descrizione risulta un’ipotesi più che plausibile.
Esiste una spiegazione geologica basata su emissioni naturali di idrocarburi – tra cui l’etilene – sotto il tempio, associate a faglie tettoniche e a una roccia calcarea porosa ricca di composti organici che suggerisce che la sacerdotessa probabilmente inalasse gas capaci di alterare il suo stato mentale, favorendo uno stato di trance che poi i sacerdoti interpretavano come messaggi divini e presagi del futuro.
Il pneuma e la scienza
In origine il racconto dei vapori “divinatori” fu scartato, poiché i primi scavi moderni (tra la fine del XIX secolo e la prima metà del XX) non trovarono la grande fessura che ci si aspettava sotto il tempio. E poiché a Delfi non ci sono vulcani, molti conclusero che non potesse esistere alcun gas capace di alterare la coscienza della sacerdotessa.
Ma la storia cambiò negli anni novanta quando il geologo Jelle Zeilinga de Boer e l’archeologo John R. Hale, insieme ad altri specialisti (chimici e tossicologi), proposero qualcosa di meno cinematografico e più geologicamente realistico. La loro ipotesi sosteneva che non fosse necessaria una grande frattura visibile, bastava una rete di microcanali in roccia porosa e l’intersezione di due faglie sotto il santuario per permettere a certi gas di risalire e influenzare chi li inalava.
Questo dettaglio si accorda proprio con gli scritti di autori antichi come Plutarco, sacerdote di Apollo a Delfi negli ultimi anni della sua vita. Nella sua epoca, infatti, il pneuma sembrava meno intenso rispetto al passato e l’oracolo perse prestigio con il tempo. Se il sistema di microcanali si fosse ostruito a causa di depositi minerali o per altri motivi naturali, il flusso di gas avrebbe potuto diminuire o persino estinguersi, spiegando così la perdita di influenza dell’oracolo ai tempi del maestro Plutarco.
Che cosa hanno trovato esattamente?
Lo studio dei campioni suggerisce che la roccia calcarea situata sotto il tempio è ricca di idrocarburi come metano, etano ed etilene; e l’etilene si distingue per una ragione molto specifica: ha un odore dolciastro ed è stato usato come anestetico nel XX secolo. Se si trova in concentrazioni elevate, può causare perdita di coscienza, ma, a dosi più basse, come potrebbe essere stato questo caso, derivante dall’accumulo in uno spazio poco ventilato a causa del fatto che la pietra sia porosa e permetta al gas di risalire, provoca uno stato alterato, maggiore emotività e amnesia parziale. Inoltre, l’etilene si associa perfettamente a quel carattere “profumato” che le fonti antiche descrivono.
Poté l’etilene “creare” l’Oracolo?
Il mito dell’oracolo include urla, agitazione, esaurimento successivo dopo sessioni faticose e, in rari casi, collassi. Suona come un’intossicazione?Per alcuni tossicologi, sì, poiché tali schemi ricordano gli effetti di certi inalanti (che provocherebbero euforia intensa). Pur non convalidando la profezia dell’oracolo di Delfi, questo spiega il meccanismo che poteva creare uno stato mentale ideale affinché l’ambiente circostante (sia i sacerdoti sia i fedeli) lo interpretasse come un messaggio divino.
Tuttavia, non tutti gli studiosi sono convinti. Le concentrazioni misurate in campioni d’acqua (per esempio, 0,3 ppm in alcune analisi) potrebbero essere state troppo basse per indurre allucinazioni; e inoltre l’etilene è leggermente più leggero dell’aria, perciò accumularlo in uno spazio aperto o ben ventilato sarebbe difficile.
Significa questo che l’ipotesi è sbagliata? Non necessariamente. Significa che, come spesso accade in archeologia e scienza storica, il puzzle ha pezzi dai contorni sfumati. Bisognerebbe inoltre aggiungere la preparazione psicologica, il simbolismo, il rituale e il contesto sociale come elementi altrettanto decisivi per trasformare uno stato alterato in profezia.
Il fatto che il tempio di Delfi fosse così imponente in questo caso potrebbe dipendere dal fatto che la sua architettura favorisse l’accumulo di gas in una camera interna e, per questo, la Pizia inalasse gas naturali (possibilmente con etilene tra essi) che alteravano la sua coscienza e contribuivano al trance descritto dagli autori antichi.

