venerdì 30 Gennaio 2026

Il nostro rapporto speciale con la Spagna

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La loro bandiera viene da Napoli, Amedeo d’Aosta fu re per due anni. la riconquista dalla sovversione italiana ci vide schierati con i nazionali in guerra civile.

Sarà l’Italia e il suo dialogo secolare con la penisola iberica, il cuore del programma culturale del Museo del Prado nel 2026.
Con la mostra ‘A la manera de Italia. España y el Mediterráneo (1320-1420)’ – dal 26 maggio al 20 settembre – il grande museo madrileno punta a uno degli eventi artistici dell’anno in Europa, capace di rileggere il Medioevo come spazio di scambi, viaggi e contaminazioni nel Mediterraneo.
“Senza l’Italia è difficile comprendere il paesaggio artistico della Spagna tardo-medievale”, ha spiegato il direttore Miguel Falomir presentando la programmazione. La circolazione di artisti e opere, ha ricordato, introdusse innovazioni estetiche, tecniche iconografiche che lasciarono “un’impronta profonda e duratura” nei regni iberici, rielaborata da maestri locali attraverso formule ibride ed eclettiche, “declinazioni originali dei modelli italiani”. Il Mediterraneo emerge così come uno spazio di frontiere permeabili, attraversato dagli scambi artistici derivati da rotte commerciali e diplomatiche, dove le due sponde occidentali furono teatro di continui “viaggi di andata e ritorno”. Un mondo segnato dal dialogo tra cultura gotica e orizzonte islamico, dalla raffinatezza delle opere di lusso e da un gusto per il nuovo che affascinava le élite del tempo, come evidenziato da Joan Molina Figueras, responsabile della collezione di pittura europea del Prado fino al 1500, curatore della mostra.

L’esposizione riunirà oltre cento opere – dipinti, sculture, tessuti, oreficerie, manoscritti – provenienti da 56 istituzioni di tutto il mondo, molte delle quali poco note o mai esposte, testimoniando l’impronta decisiva del Trecento italiano sull’arte spagnola. Accanto a maestri come Ambrogio Lorenzetti, Gherardo Starnina o Barnaba da Modena, Andrea di Petrucci o Geri Lupi, figurano artisti iberici come Ferrer e Arnau Bassa, i fratelli Serra o Miquel Alcaniz. A dialogare idealmente con la matrice artistica italiana sarà anche il progetto ‘Le Tre Regine’, nell’ambito del programma ‘El Prado en feminino’, dedicato a Isabel de Farnesio, Cristina di Svezia e Mariana d’Austria, sovrane, collezioniste e protagoniste di una politica culturale europea, che hanno inciso in modo decisivo sulla nascita e sull’identità del Prado. Il fulcro sarà la prima grande mostra monografica dedicata a Mariana d’Austria (dal 1 dicembre 2026 al 28 marzo 2027), che ne costruirà l’immagine politica e simbolica attraverso ritratti, sculture, incisioni, medaglie e manoscritti. Accanto a lei, il percorso su Cristina di Svezia -della quale cade a dicembre il 400 anniversario della nascita – metterà in luce la sua figura di mecenate e il suo legame con Roma e con la grande scultura classica italiana. Mentre Isabella Farnese, duchessa di Parma e Piacenza e regina consorte di Filippo V di Borbone, emergerà come figura chiave per l’ingresso sistematico dell’arte italiana nelle collezioni reali spagnole. “Queste regine non sono state figure marginali, ma autentiche costruttrici di una visione culturale europea”, ha assicurato Miguel Falomir, sottolineando come il progetto punti a restituire loro un ruolo politico a tutto tondo. Nel vasto programma del Prado anche l’apertura verso nuove geografie culturali, dal Rinascimento tedesco a Rilke, con l’esposizione commemorativa ‘Rilke e l’arte spagnola’ (17 novembre 2026-7 marzo 2027) con opere di artisti come Velazquez, il Greco o Goya, che ebbero profonda influenza sul poeta.

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