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Il nostro sole tramonta ad est

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Il nostro declino minuto per minuto

 

Cina anzitutto. E poi Stati Uniti e India, ma a debita distanza. Il mondo del 2050 sarà diverso da quello attuale, con un progressivo spostamento del baricentro economico verso i paesi emergenti; solo gli Usa, tra i rappresentanti della “vecchia guardia”, resteranno ai piani alti della classifica.
Secondo l’ultima indagine di Pwc, “Il mondo nel 2050”, nei prossimi quattro decenni le economie emergenti cresceranno molto più rapidamente di quelle del G7. In termini di crescita media del Pil a parità di potere d’acquisto, tra 2012 e 2050 le performance migliori saranno per la Nigeria, seguita da Vietnam, India, Indonesia, Malesia, Cina, Arabia Saudita e Sudafrica.

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    In altre parole, a parità di potere d’acquisto i paesi emergenti potrebbero superare i G7 prima del 2020 ed entro il 2050 Cina, Stati Uniti e India potrebbero essere le economie principali, con ampio margine sul quarto posto del Brasile seguito dal Giappone. Al contempo, Russia, Messico e Indonesia potrebbero superare la Germania ed il Regno Unito, la Turchia superare l’Italia e la Nigeria potrebbe scalare posizioni, proprio come Vietnam e Sudafrica nel lungo periodo.
    Per l’Italia si prospetta una progressiva discesa. Oggi occupa il decimo posto al mondo con 1979 miliardi di dollari di Pil (a parità di potere d’acquisto). Livello che salirà a 2629 nel 2020 ma lo sviluppo di altri paesi ci relegherà al 13esimo posto in classifica. Nel 2050 si arriverà a 3867 miliardi ma ancora una volta saranno altri a fare meglio, spingendoci al 14esimo posto in graduatoria, subito dietro alla Nigeria e davanti a Spagna e Canada.

Sulla corsa degli emergenti pesano però alcuni rischi e il rapporto di PwC cita alcuni potenziali fattori di instabilità macroeconomica e politica, come ad esempio:
■ l’elevato disavanzo pubblico in India e Brasile
■ l’eccessiva dipendenza da petrolio e gas in Russia e Nigeria
■ l’aumento delle disparità di reddito che potrebbero condurre a tensioni sociali in Cina e in altre economie in rapida crescita
■ l’instabilità macroeconomica e finanziaria in Vietnam.

Il rapporto evidenzia anche la pressione sulle risorse naturali dovuta al rapido sviluppo delle economie emergenti, ivi compresa la crescente difficoltà di mantenere il riscaldamento globale a non oltre 2°C. Mentre nuove fonti di energia non convenzionale, come il gas di scisto, riducono il timore di esaurire i carburanti fossili, secondo il rapporto è probabile che i pericoli associati ai cambiamenti climatici a livello globale non possano far altro che aumentare nei prossimi quattro decenni.

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