Ripeto da mesi, forse un anno, che a salvare la Russia dal tracollo poteva essere soltanto una mossa decisiva degli americani. Posto che non potevano bombardare l’Ucraìna, visto che devono tenere il piede in due staffe perché hanno assolutamente bisogno delle risorse economiche e logistiche europee, dovevano trovare un escamotage per salvare il proprio Reparto Celere – il servo moscovita – che ci ha attaccati da est e da sud (Sahel e Libia).
Ovviamente l’attacco all’Iran con il prevedibilissimo blocco di Hormuz non ha solo questa finalità, ma ce l’ha in ogni caso.
La Russia è esangue
La guerra l’ha persa da tempo ma è indispensabile che qualche intervento esterno le consenta di spacciare il proprio fallimento quanto meno per un pareggio. Non avendo la forza di sfondare sul terreno, essendo dissanguato nel logistico, avendo fallito sui mercati, questo petrostato, patetico quanto sbruffone, non poteva arrivare alla prossima estate senza sedersi seriamente al tavolo delle trattative e rinunciare a buona parte delle pretese sull’Ucraìna della sua cupola mafiosa.
Il rincaro del petrolio e lo sblocco – a m e r i c a n o – degli acquisti del petrolio russo permettono a Mosca, almeno, di procrastinare la bancarotta se non di evitarla.
Il padre padrone di sempre è intervenuto per l’ennesima volta in aiuto del suo sanguinario burattino russo.
Passando il cancellino sulla lavagna
per sbarazzarci degli schemini binari alla minus habens, rammentiamo che gli USA non hanno mai rotto con la Russia che, peraltro, contribuisce al 12% del nucleare americano e che Israele non solo ha rifiutato il sostegno militare a Kiev ma ha ribadito più volte il rapporto preferenziale che lega Mosca e Tel Aviv. (O forse è più corretto dire Gerusalemme dato che in Russia, come tra i coloni ebraici, gli jihadisti e gli imam, la visione del mondo è oscurantista, fanatica e repressiva).
Ovviamente l’attacco in Iran
non è stato deciso per questo, ma anche per questo.
Vi rientrano una serie di logiche che vanno dalle contese tra ayatollah e wahhabiti per il controllo del flusso del petrolio, alle oscillazioni dei costi al barile – che ingrassano sempre gli stessi, assolutamente “trasversali” – per poi far entrare in gioco le prospettive della Grande Israele, nonché la corsa per la leadership nelle alleanze di Abramo.
Ma sarebbe sbagliato parcellizzare
Tra Africa, Est e Medio Oriente è in atto un’azione a tenaglia che punta a far sì che i mutamenti dello scenario politico, economico ed energetico non consentano l’autonomia europea, un processo in atto da tempo, sempre più incessante, che americani e russi temono, cosa di cui non fanno mistero.
Non si sbaglia poi tanto se si sostiene che è un’ulteriore versione del sempiterno 1945.
Guerra soprattutto a noi.
Quando dico a noi, intendo agli europei
ma anche ai popoli che sarebbero nostri partner. I popoli arabi nelle loro varianti panarabe, socialnazionali e anche il popolo iraniano, vittima al tempo stesso di chi lo bombarda e di chi lo opprime nel terrore. Perché, per quanti paralleli astrusi si facciano, in Iraq non c’è stata una serie di reazioni popolari soffocate nel sangue e seguite da impiccagioni, e men che meno in Ucraìna, in Iran invece sì e qualcosa dovrà pur significare. A parte il ruolo infame svolto dal 23 settembre 1980 in poi da Teheran per distruggere tutte le cause che infastidivano gli Usa e Israele.
Considerati poi i tripli e quadrupli giochi
che sono abituali a Teheran e che sono emersi non solo dall’Irangate e dalle affermazioni di Ahmadinejad, ma dalle recenti congiure di palazzo, non escludo affatto che una parte dell’oligarchia iraniana sia complice di chi ha attaccato il suo paese, che stia mettendo in atto un golpe interno – che non è un regime change ma un cambio di padrini – e che ci stia guadagnando pure.
Gangsters e gangsters se l’intendono perfettamente.
Guerra all’Europa e ai popoli dunque?
Sì
E c’è il fronte interno
Qui troviamo marrani e felloni che si stanno sperticando in tutti i modi e settori – dalle paralimpiadi al Festival di Venezia – per stendere tappeti rossi per accogliere i russi, facendo così piacere agli americani. Del resto quasi tutti questi “filorussi” provengono da ambienti Gladio e Nato.
Nel rifiuto di vedere l’insieme com’è, ma nella riproposizione – ognuno a suo modo – di uno schemino tolkienano distorto, filorussi, filorisraeliani, filoiraniani, filohamasiani, filoamericani e difensori della “Costituzione più bella del mondo” sono accomunati dal medesimo spirito servile ed è su quello che i dominatori di sempre fanno particolarmente leva.
Non ci combattono dall’esterno ma dall’interno.
Sul fronte interno italiano ed europeo ci sono tre appuntamenti importanti e imminenti
Il primo è il sostegno all’Ucraìna che i vari agenti (che spesso sono piuttosto degli agiti) dei russoamericani vorranno far saltare per salvare la faccia e forse la vita del loro burattino di Mosca.
Il secondo è il Referendum sulla Giustizia del 22 e 23 marzo perché le mafie, i poteri antinazionali, i russi e gli americani (e non la UE) devono riuscire a tenere sotto controllo l’Italia che sta assumendo un ruolo importante nei cambiamenti interazionali non servili.
E non è un caso che proprio tutti costoro (mafie, apparati comunisti, magnaccia del traffico di uomini) stiano facendo di tutto perché si voti No.
Il terzo sono le elezioni in Ungheria dove tutti i padrini devono cercare di tenere in sella il criptobolscevico in missione speciale, Orban, che il mese prossimo rischia seriamente di pagare nelle urne il proprio tradimento del sangue ungherese nella sfida elettorale che gli viene da un candidato nazionalista.
È una guerra su tutti i fronti
e il modo peggiore per affrontarla è perdersi nel tifo per questo o quello dei nostri nemici che, per quanto possano anche rivaleggiare tra loro, stanno operando tutti contro di noi.
Chi ne serve uno, chiunque esso sia, è di fatto un inconsapevole aiutante partigiano.
Peggio ancora chi difende uno di quei sanguinosi pagliacci – tipo i russi o gli iraniani – spacciandoli a se stesso e agli altri come se fossero avversari di un potere globale e criminale di cui rappresentano invece precisamente l’assicurazione sulla vita.
Il costo del barile cresce?
Certo e non è la prima volta
Ma se l’argomento che si tira fuori adesso è che allora lo si deve prendere dai russi, senza alcuna compensazione da parte loro e addirittura senza che rivedano le pretese imperialistiche sull’Ucraìna, due sono le cose: o non si è capito nulla di quanto sta accadendo oppure si è esattamente come quelli che si prostituivano agli americani per una tavoletta di cioccolata.

