venerdì 29 Agosto 2025

Il primo nemico sei sempre tu

Perché, pensando di odiarlo, hai preso ad amare e servire il Grande Fratello

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Quando Schmitt affermava che in politica la cosa più importante è definire il nemico, dava per scontata l’identità nazionale, storica, geografica, culturale, ideale, del soggetto che lo fa.

Quando però questo soggetto politico non esiste, non è chiaro, non ha connotati precisi, ma solo alcune pulsioni emotive e – se ci sono – dei richiami simbolici, questo esercizio è controproducente e perfino annichilente.

Si individua il Nemico “assoluto” e si pensa che, avendolo definito come tale, si è automaticamente qualcosa o qualcuno (ma non è mai così) e che tutti coloro che a parole, o per rodimenti di deretano, lo indicano come tale, siano migliori di lui e siano simili a noi. Il che è falsissimo.

Ciò trascina in gorghi senza fine che – come abbiamo visto – riducono chi ci casca a tifosi di neobolscevichi, denazificatori, torturatori, negatori di libertà, impiccatori, tagliatori di gole, e chi più ne ha più ne metta.

Ma non è il solo – seppure importantissimo – effetto di questo errore madornale d’impostazione. C’è anche la pretesa di spiegare ogni problema, vero o presunto, con l’azione di un facitore di mali.

Come se non esistessero dinamiche, culture e meccaniche. C’è sempre qualcuno che, cattivissimo e diabolico, intorbida le acque e fa quasi tutto lui. Tipo Soros.

Molti hanno preso in prestito, in seguito a una lettura frettolosa e quasi sempre indiretta, un autorevole sistema di pensiero e di critica. Solo che esso aveva lo spessore per cogliere la “dietrologia”, facendone non il gioco di un Maghetto di Oz ma un’ecografia complessiva che teneva conto di mentalità, cultura, credo religioso, indole, e organizzazione. Purtroppo quel precipitato antropologico che continuo a definire destra terminale – e sono troppo generoso nel termine – ha partorito la caricatura delle caricature.

Così, come pretende di uscire dalla dinamica monetaria di oggi stampando carta straccia, essa pensa di liberarsi di quello che non le garba indicando “il colpevole” che basterebbe rimuovere per cambiare tutto.

Peccato che, posto che costui sia il nemico, non si sa bene a che servirebbe rimuoverlo se manca il soggetto alternativo. Una dimenticanza da niente….

Siamo ormai al riduttivismo più ridicolo

Da qualche giorno va di moda, postato da vari soggetti che non hanno molto in comune tra loro, una nuova barzelletta. Il globalismo sarebbe trotzkista e, non si sa bene per quale disinvolto sillogismo, la UE sarebbe trotzkista. Quindi il problema sarebbe il trotzkismo.

Che Trotsky fosse globalista mi pare chiaro, ma sostenere che il globalismo sia trozkista è preoccupante. Come se il capitalismo lo avesse inventato Trotsky, come se la “Santa Alleanza” che impose la dinastia finanziaria dei Rothschild non l’avesse preceduto. Come se l’idea universale non avesse vissuto già un conflitto assoluto tra idea d’Impero e idea globale al tempo di Ghibellini (i primi) e Guelfi (i secondi). Come se tale globalismo non l’avessimo già conosciuto ai tempi dei banchieri lombardi e dei Templari.

Non si può trovare la soluzione prendendo una scorciatoia

Tutto quello che ho indicato ha un insieme spirituale che lo connette. Procede storicamente – ma anche metafisicamente – dall’Antico Testamento, si fonda su un ipocrita, sprezzante e razzista elitismo da unzione, sul nomadismo dell’anima, sul rovesciamento dell’Età dell’Oro in un tempo a venire, quindi sulla sostituzione del Mito con l’Utopia (cioè con l’abolizione di un modello formativo) e con la spasmodica e nevrotica concezione di una “terra promessa”.

A che serve, allora, passare il tempo a cercare quale tra i milioni di individui imbevuti di questa logica sovversiva imperante, sarebbe “il colpevole”? Perché cercare un superuomo del male? E perché, ancora, affaticarsi ad additare negli ambiti che si vogliono criticare, gli elementi portatori di questa cultura sovversiva o gli appartenenti alla sua genia sacerdotale antica?
Li troveremo ovunque, sempre in mezzo ad altri, arrendevoli, inconsapevoli, assimilati, ma non di rado anche istintivamente orientati altrimenti.

Così facendo, ovvero ragionando in modo dis-organico e riduttivo, ci si ritrova a essere ridicolmente smentiti dalla realtà. Magari si rigetta la guerra d’indipendenza ucraìna ed europea per via di uno Zelensky per poi trovarsi a fare capriole per giustificare, se non seguire, uno Zemmour.

Tutto ciò discende dalla nebbia che si ha in testa quando ci si aggrappa – purtroppo è il caso di dirlo – a una concezione che non si è capita affatto. E, poiché l’immagine attira nello specchio, abbiamo una pletora di “antisemiti” che oscillano tra concetti talmudici e ammirazioni per il sionismo. Eleggendo, magari, come icona del loro mondo parallelo, una potenza che affida – e lo dichiara – la sua anima alla setta Chabbad.

Forse questi dovrebbero andare a scuola da Grok

l’intelligenza artificiale di X liberata dai filtri del politicamente corretto, per imparare qualcosina in materia.

Ho la sensazione che tutta la cultura da cui provengono la paralisi mentale e la riduzione caricaturale che oggi ci circondano, sia divenuta inquietante, oltre che incapacitante e castrante.

Se, quella cultura oggi travisata in un surrogato di buontemponi, non fosse invece così seria e valida, e, soprattutto, così criminalizzata e perseguitata, verrebbe voglia di prenderne le distanze, almeno nella logica dello Zarathustra, per la quale può essere preferibile morire di sete che abbeverarsi con la plebe, dell’intelletto e dello spirito, tengo a precisare.

Soprattutto bisogna farne uno strumento interpretativo e non, come oggi, una scusa per ammiccare dalla tastiera o dal gabinetto, proponendo, come alla fiera nel XIX secolo, un elisir miracoloso per la ricrescita di capelli.

E soprattutto non conta lo sbraitare ma l’agire: non “contro”, anche se si deve sempre tenere conto di chi ti ostacola, ma “per”.

Se non sei nel Mito, se non hai una visione legata alla forma, al gene, alla stirpe, se ti fa difetto una visione universale imperiale che si oppone automaticamente a quella globale, che senso ha stabilire chi sia peggio tra quelli che ritieni di avere di fronte?

Il peggiore sarai sempre tu, se ti rifiuti di essere, se ti rifiuti di mettere in forma, con i canoni eterni, la tua vita e quello che fai.

Cioè se diserti. Ecco perché il mio motto è “il primo nemico sei tu”.

Gli altri sono magari potentissimi, ma non sono superuomini. E se vincono è perché sei inerte e ipnotizzato, perché sei angosciato, perché cerchi appunto di definire un nemico, perché non sei sorridente, sereno, attivo, felice. E questa non è colpa di Trotsky, di Soros o di nessun altro. Soltanto tua.

Non cercare più scuse, non ci sono per non alzarti in piedi e per non risalire la china

Solo l’ignavia, la viltà, l’indolenza, lo scetticismo, ovvero lo spirito di gravità che ti appesantisce e seppellisce.

E che non ti ha iniettato nessuno. Prenditela sempre con te, perché sei tu il Trotsky, il Soros, lo Stalin, il Roosevelt, il Netanyahu, il Putin, l’Ayatollah di te stesso.

E perché nessuno di coloro che hanno costituito quella cultura che sbandieri a casaccio si è mai rifiutato di agire o si è limitato al compiacimento vittimista e presuntuoso in cui oggi ti crogioli pensando di aver capito tutto. Mentre aspetti un messiah che verrà…. E che immagini immancabilmente come esotico.

Il cerchio si chiude inesorabile

Accade sempre quando alle concezioni prese in prestito ci si affida come fuscelli, senza le proprie radici.

Quando in nome della sovranità ci si lascia trasportare nel sovranismo, è proprio la sovranità che si osteggia per conto delle potenze imperialiste, preoccupate del suo risveglio su scala europea.

Quando in nome dell’antiamericanismo si dimentica che è soprattutto una questione di anime, e si pretende invece una risibile contesa di superficie, non si porta solo acqua al mulino americano (vedi ricompattamento della NATO), ma si ragiona come uno yankee.

Così un antisemitismo confuso e analfabeta produce una logica talmudica che perpetra la logica veterotestamentaria, invece di affermarne una di altro genere.

In tutto e per tutto si è riusciti a farsi rigirare così da usare i concetti che si esprimono esattamente contro di sé e a favore di chi si pretende di denunciare.

Quando fai tutto ciò, sei al contempo la Scimmia di Zarathustra e un prigioniero dello spirito di gravità. D’altronde, di Evola, non si era preso soprattutto – facendone un handicap d’inazione che non c’era in lui – l’alibi del kali Yuga? Così si annuncia il Sottouomo.

Il primo nemico sei tu. Se non sei padrone di te, non vincerai nessun altro.

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