mercoledì 18 Febbraio 2026

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Ritorna il terrorismo gappista

Un commando gappista ad Atene ha assasinato due militanti di Alba Dorata e ne ha ferito un terzo.
Chi parla di analogie con Acca Larentia e con l’assassinio di Marco Zicchieri è ancora lontano dalla verità.
Io non parlerei di analogie ma di filiazione diretta.
Il terrorismo anni settanta fu filiazione diretta del Cln  con regia e protezione dei suoi padrini internazionali.
Con la complicità organica dei servizi e delle istituzioni, come fu palese in particolare ad Acca Larentia.
Lo schema è esattamente lo stesso. La tecnica poi è molto “italiana”.
I rapporti tra (neo)gappisti italiani e ala intransigente della sinistra greca sono stretti e continuativi.
Il commando assassino potrebbe essere tranquillamente di nazionalità mista.

Chiunque si è reso conto ieri che la stampa italiana così come le istituzioni italiane, stanno coprendo e giustificando gli assassini, minimizzando il crimine e lasciando capire che sì in fondo in fondo assassinare dei “neonazisti” non è così grave.
Questo è il clima che ci troviamo di fronte.
C’è un governo gestito da una minoranza partigiana che non perde occasione per creare tensione, per demonizzare l’altro-da-sé e per eccitare.
Gli assassini, i gappisti, i terroristi, si sentono protetti.
E lo sono; se qualcuno nutrisse ancora dubbi gli basti leggere Repubblica o il Corriere e già sa come si commenteranno gli assassinii futuri dei fascisti.
Si sentono protetti e probabilmente hanno già avuto il battesimo del fuoco.

Dunque, ragazzi, capite una buona volta che la ricreazione è finita. Che un ventennio di normalità era in realtà eccezionale.
Che vi possono sparare addosso mentre state al bar, fuori di una sede, all’entrata di una conferenza, a un concerto.
Che dovete pensare che è così, che dovete stare in guardia, mentalizzati e pronti all’idea di essere feriti, mutilati, uccisi.
Chi la pensi altrimenti è meglio che se ne stia a casa da subito.
I bastardi non scherzano; noi abbiamo il privilegio di ridere e di sorridere nelle nostre tragedie.
Ed è quello che ci rende grandi.
Ma si sappia che siamo tornati nella tragedia e che non è più tempo di farse.
E’ tempo di uomini con nervi saldi, gerarchie e senso di responsabilità.

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