Sono passati quattro anni da quando i russi hanno invaso l’Ucraìna e ci si sono impantanati; oggi inizia il quinto. Ormai tutti ripetono quello che notammo per primi: con insignificanti acquisizioni territoriali, si sono infognati ben più a lungo di quanto combatterono la seconda guerra mondiale.
Non ritornerò qui sulle cause del conflitto
L’ho fatto abbondantemente e ripetutamente, sottolineando e argomentando la falsità e la pretestuosità delle ragioni addotte da Mosca. In realtà a perderla in questo cul de sac sono state la sopravvalutazione di sé, la sottovalutazione degli ucraìni e degli europei e la pretesa folle di recuperare con la forza il ritardo storico accumulato da tempo.
Fin dal 2008 Putin si è messo a sperperare il capitale politico, nazionale e internazionale, costituito da Primakov e, come risultato, ha sprofondato la Russia nelle stesse condizioni in cui la prese Eltsin.
Parliamo invece della guerra che, a detta di molti, dovrebbe concludersi, almeno con una tregua, prima di quest’estate.
Militarmente – malgrado ogni propaganda – nessuno la vincerà. Mosca e Kiev sono da tempo impegnate in un conflitto di logoramento reciproco puntando, ognuna, sulla speranza che l’altra collassi prima. La Russia, per mentalità e per limiti tecnologici, punta alla logica terroristica di fiaccare la popolazione ucraìna e tira nel mucchio, Kiev invece colpisce obiettivi dell’industria militare e petrolifera, puntando al collasso della macchina bellica nemica.
Chi crollerà per primo?
Senza interventi terzi è difficile dirlo. Tuttavia in questo momento la Russia affronta esattamente le stesse problematicità che ne causarono la disfatta in Afghanistan con l’annessa implosione del sistema sovietico. Ovvero: dissanguamento nella sfida dell’armamento, grandi perdite sul fronte e crollo dei guadagni commerciali dovuto al prezzo del petrolio che era collassato .
Rispetto ad oggi che Mosca ha ridotto le sue esportazioni di oltre un terzo e che spesso vende sottocosto, se non in perdita perché presa al collo, la differenza è formale e non sostanziale.
Chi ha già vinto questa guerra, comunque finisca?
Innanzitutto i pescecani di sempre, che giocano a Monopoli su tutti gli scenari, che si arricchiscono in Borsa e che sono soci di tutte le imprese e di tutti gli impianti rivali. Flottano e s’ingrassano tra i rispettivi nemici.
Poi, a livello di potenze e nazioni?
USA e Turchia. Gli americani hanno allargato la Nato, hanno aumentato le esportazioni di gas e petrolio, sono diventati più che centrali nella questione internazionale e si sono spartiti con Ankara il controllo del corridoio tra Mediterraneo e Mar Caspio, mediante il Trump Route for International Peace and Prosperity.
I turchi hanno portato a casa anche la Siria, con sostegno americano.
Poi la Cina ha approfittato della guerra per comprare a strozzo l’energia da Mosca e per posizionarsi sullo scenario internazionale come superpotenza autorevole e dialettica.
Chi ha perso questa guerra, comunque finisca?
La Russia. L’ha persa, intanto come caduti. Le cifre più modeste parlano di un milione tra soldati morti e messi fuori uso. L’ha persa poi con l’aumento del crollo demografico che ha costretto Mosca a offrire ovunque la sua cittadinanza. L’ha persa economicamente, al di là della tenuta o meno del suo sistema arcaico, in quanto la sua principale leva internazionale, ovvero la produzione e l’esportazione di materie prime, è crollata pesantemente.
L’ha perduta psicologicamente perché la figura che sta facendo, tanto sulla gestione militare quanto su quella politica della guerra in Ucraìna, è imbarazzante, come nemmeno si sono sforzati di fingere di voler nascondere i loro “protettori” cinesi, che, peraltro, li hanno ridimensionati nella stessa SCO.
L’ha perduta strategicamente, dato che si è fatta buttar fuori dalla Siria e dall’Armenia, mentre il vicinato eurasiatico è conteso dalle influenze americana e cinese.
L’ha perduta politicamente dato che, da quattro anni in qua, non soltanto ha perduto le sponde europee (in primis francese e tedesca) ma ha visto rarefarsi il sostegno di paesi africani, crollato di ben due terzi, e si è dimostrata inesistente sia nel Medio Oriente che nel Mediterraneo dove possono contare solo sul sostegno del libico Haftar, uomo degli americani, peraltro.
Ormai Mosca non fa che implorare Washington di permetterle di salvare la faccia nella conclusione della sua guerra disastrosa.
Chi altri ha perso quella guerra, nella quale ha sprecato fior fiore di droni, è l’Iran, perché l’indebolimento verificatosi su quello scenario non è stato estraneo all’azione di strangolamento dell’alleanza wahhabita che lo ha isolato e fatto retrocedere da tutti gli scenari, dal Libano all’Azerbaijan, mettendolo in grave difficoltà in Iraq e dando animo all’opposizione interna.
Usa e Turchia hanno vinto quella guerra: Russia e Iran l’hanno perduta
Poi ci sono altri effetti collaterali
e quelli, nel calcolo del dare e avere, li considero positivi per noi.
Per noi europei e per noi con animo nazionalrivoluzionario.
Iniziamo dall’Ucraìna, terra che ha sempre fornito migliaia e migliaia di volontari per le guerre ideali e identitarie. Essa è martoriata più della Russia, perché l’impotente guerra imperialista di Mosca si combatte lì. Al tempo stesso quella tragedia ha suscitato una forte coesione patriottica, ha stimolato la mistica eroica ed ha assicurato un mito fondatore che la cementerà nel futuro.
L’Europa in sé da questo conflitto ha più guadagnato – pur rimettendoci materialmente – di quanto abbia perso .
Perché è emerso senza ombra di dubbio il doppiogochismo americano (sostegno tattico a Kiev, ma strategico a Mosca, nel rispetto di una complicità secolare), nonché la non corrispondenza di interessi tra le due sponde dell’Atlantico.
Questo ci ha spinti a quella che viene definita erroneamente come crisi della UE, ma invece è una sua rigenerazione. Costretti dalla minaccia congiunta, sia pure su piani diversi, di Russia e Stati Uniti, abbiamo gettato alle ortiche la trappola del consenso all’unanimità, rendendo così risibili i veti dei governi asserviti a Mosca e protetti da Washington.
Si è passati ad una logica intergovernativa che si affianca a quella federale e che ha finora capitalizzato ambo le cose, facendo progredire enormemente il processo europeo rispetto a prima della guerra.
Anche nelle alleanze industriali, militari, ingegneristiche e nelle scelte energetiche, si è andati molto avanti, come ho potuto documentare in Tu chiamala se vuoi rivoluzione pubblicato tre mesi fa. https://noreporter.org/tu-chiamala-se-vuoi-rivoluzione/
Infine, il sentimento europeo, nelle giovani generazioni nazionalrivoluzionarie è cresciuto tantissimo ed è entrato stabilmente nell’anima.
È tempo che quella guerra si concluda
non m’illudo che possa essere fatto in maniera duratura e giusta, perché questo presupporrebbe per forza l’implosione e la capitolazione russa e non credo che gli americani siano disposti a consentirle.
Ma, quale che sia la forma che verrà trovata per mettere fine al dissanguamento che i russi hanno sia subito che fatto subire per compiacere i loro padroni americani, ormai la vittoria materiale di questi ultimi e la rigenerazione europea sono fatti definitivi. I russi vorranno continuare indefinitamente per procrastinare le resa dei conti interni della loro demenziale follia? Possibile. Ma devono anche trovarne la forza. E devono fare lo sforzo enorme di prendersi sul serio, cosa che ormai risulta difficile, anche se, come facce di culo, dalle parti del Cremlino sono imbattibili.
