sabato 11 Aprile 2026

Inno al soldato ignoto

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La gloria era un abisso,

che si stendeva dallo Stelvio al mare,

ma l’occhio ardente e fisso

non si distolse e si dovea passare.

E la chiodata scarpa che passava

tritò l’impervio Carso a roccia a roccia;

pigiò nel Piave sacro che arrossava

sangue nemico tratto a goccia a goccia!

Soldato ignoto, e Tu: perduto fra i meandri del destino!

mucchio senza piastrino, eroe senza medaglia,

il nome Tuo non esisteva più.

Finita la battaglia, fu chiesto inutilmente:

nessun per te poteva dir: presente!

Il Piave era una diga:

file d’elmetti e siepi di fucili,

zappe e chitarre, e tutti quanti in riga.

No, Generale, i Fanti non son vili:

la Morte li afferrò tra le sue branche,

li strinse a mille nelle ossute braccia,

li rese irriconoscibili fantasmi

ne disperse fin l’ultima traccia.

Soldato ignoto, e tu disperso tra i meandri del Destino!

Muto senza piastrino, eroe senza medaglia,

il nome tuo non esisteva più.

Finita la battaglia fu chiesto inutilmente

(ma) tra i morti intatti (ri)cercherò l’assente.

Il Carso era una prora,

prora d’Italia volta all’avvenire,

immersa nell’aurora,

con il motto in cima vincere o morire!

E intorno a quella prora si moriva,

mentre alla nave arrise la vittoria

e il nome di ogni Fante che periva

passava all’albo bronzeo della storia!

Soldato ignoto, e Tu: ritorna dai meandri del destino!

brilla il Tuo bel piastrino, fregiato della palma:

Tu sei l’eroe che non morrà mai più!

E solo la Tua salma, che volta ad oriente,

da Roma può rispondere: presente!

 

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