mercoledì 18 Febbraio 2026

Italiani cattivi

Più letti

Global clowns

Note dalla Provenza

Colored

alt
Una schiera di prigionieri all’estero di cui uno Stato assente non si preoccupa

 

Durante il Meeting dell’amicizia di Rimini il ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata ha ribadito che i due marò italiani detenuti in India torneranno a casa rapidamente. Eppure non solo i soli connazionali a vivere una situazione simile.All’estero ci sono circa 3000 italiani detenuti, di questi poco più di 2200 si trovano nelle carceri europee, con in testa la Germania dove se ne trovano più di 1000. Il restante dei nostri connazionali vive nelle carceri di diversi angoli del mondo: dall’Asia agli Stati Uniti, dall’Africa al Sud America. «Il dato più allarmante – spiegano Fabio Polese e Federico Cenci, autori del libro “Le voci del silenzio. Storie di italiani detenuti all’estero”, ed. Eclettica – è che, secondo la Farnesina, circa 2000 detenuti devono essere ancora processati e solo una trentina sono in attesa di essere trasferiti in Italia per scontare la pena nei nostri penitenziari». Una condizione che, nei casi che riguardano le persone già condannate, dovrebbe essere garantita dalla Convenzione di Strasburgo. Talvolta è difficile fornire una pur vaga idea sul processo perché le notizie trasmesse dalle autorità locali sono poche e generiche. «Sentiamo comunque di poter affermare, alla luce degli indizi raccolti, che alcune vicende corrispondono ad evidenti ingiustizie», raccontano i due autori. 

Un esempio è il caso di Carlo Parlanti, quarantottenne manager informatico di Montecatini detenuto in una prigione californiana e recentemente liberato dopo aver scontato l’85 per cento della sua pena. Parlanti era stato arrestato nel 2004 all’aeroporto di Dusseldorf, in Germania, con l’accusa di aver picchiato e violentato l’ex compagna Rebecca McKay White negli Stati Uniti. Dopo quasi un anno era stato estradato in California, dove era stato condannato a 9 anni di reclusione, scontati quasi interamente nel carcere di massima sicurezza di Avenal. L’associazione no profit “Prigionieri del silenzio” che si occupa di italiani detenuti all’estero, ha parlato di “grossi errori”. Di certo il suo caso ha destato molte perplessità a cominciare dal fatto che le trascrizioni processuali palesavano l’assenza di prove attendibili.

Poi ci sono le storie di Fernando Nardini, detenuto ingiustamente per due anni nelle carceri thailandesi con l’accusa di concorso in omicidio, e di Enrico Forti, condannato all’ergastolo per omicidio negli Stati Uniti (la giuria ha motivato: «La Corte non ha le prove che Forti abbia premuto materialmente il grilletto, ma ha la sensazione, al di là di ogni dubbio, che sia stato l’istigatore del delitto»). Accanto alla loro vicenda, e a quella di tanti altri, c’è la tragedia di Mariano Pasqualin, un giovane di Vicenza arrestato per traffico di stupefacenti a Santo Domingo. Pochi giorni dopo il suo arresto è morto in circostanze sospette in una galera del posto. «Nonostante la richiesta della famiglia di far rientrare in Italia la salma al fine di procedere con un’autopsia che ne svelasse le cause del decesso, le autorità di Santo Domingo hanno arbitrariamente deciso di cremare il corpo e spedire in Italia le ceneri», raccontano Polese e Cenci. 

Nel silenzio di media e istituzioni italiane, la sorella Ornella ha provato a scoprire la verità contro ambiguità e insabbiamenti. I suoi racconti, come quelli di tanti familiari e amici che lottano perché le storie dei loro cari ottengano almeno attenzione, c’è il dolore ma anche la forza di chi non accetta la resa.

Ultime

La pila di Baghdad

Fonte energetica o a uso rituale?

Potrebbe interessarti anche