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La Cina mastodontica

Mentre gli Usa e la Russia ci contengono, essa corre sul velluto

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La Cina ha messo in funzione la più grande centrale di accumulo energetico ad aria compressa mai realizzata, ovvero un impianto che spinge ulteriormente sulla crescita delle fonti rinnovabili. Siamo nella provincia di Jiangsu, protagonista è la città di Huai’an, dove ha preso vita uno dei più ambiziosi esperimenti di accumulo energetico su larga scala.

Pensate che la struttura è stata costruita all’interno delle cavità di una vecchia miniera di sale situata tra 1150 e 1500 metri di profondità, e si basa di un principio a suo modo geniale. Quando la domanda di elettricità è bassa, l’energia in eccesso viene utilizzata per comprimere l’aria e immagazzinarla nel sottosuolo. Nei momenti di maggiore richiesta, l’aria compressa viene rilasciata e utilizzata per azionare turbine che producono energia elettrica.

Ora che è entrata in funzione anche la seconda unità, collegata alla rete elettrica e portata subito a pieno carico, il progetto si può dire completato. Secondo i dati diffusi dalle aziende coinvolte nello sviluppo, l’impianto sarà in grado di produrre circa 792 milioni di kilowattora di elettricità all’anno. Si parla quindi di un quantitativo di energia adatto a coprire il fabbisogno energetico di circa 600 mila famiglie.

Se qualcuno se lo stesse chiedendo, un progetto di questa portata ha richiesto un investimento complessivo di circa 520 milioni di dollari. Tra le caratteristiche degne di nota a livello tecnologico, vale anche la pena citare l’uso di una tecnologia adiabatico ad alta temperatura che combina sali fusi e acqua termica pressurizzata, e che consente di immagazzinare e riutilizzare il calore generato durante la compressione dell’aria senza ricorrere alla combustione di combustibili fossili, riducendo così l’impatto ambientale

Le stime indicano che la centrale potrà risparmiare ogni anno circa 250 mila tonnellate di carbone standard e ridurre le emissioni di anidride carbonica di circa 600 mila tonnellate.

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