
Dalle parole di Putin chiari i limiti della futura spartizione
La domanda è: futura o preordinata insieme? Speriamo di sbagliare applicando troppo cinismo e che la tensione non sia solo un gioco delle parti.
«Nel cuore e nella coscienza dei popoli la Crimea è sempre stata parte inscindibile dalla Russia» e «sono assolutamente inutili tutti i cambiamenti drammatici che ha avuto il nostro Paese nei secoli» ha detto Putin, il giorno dopo avere firmato il decreto che riconosce l’indipendenza della penisola come Stato indipendente, ha parlando alle Camere riunite in seduta congiunta. Di fronte a lui una platea entusiasta, che lo ha applaudito spesso. E ha fatto il punto su quanto successo negli ultimi giorni: «Tutto in Crimea è intriso dalla nostra storia e gloria», ha detto il presidente russo, ricordando che «Sebastopoli è patria della flotta russa del mar Nero». Aggiungendo che in Crimea le lingue ufficiali sono «russo, ucraino e tataro». E assicurando che «noi vogliamo un’Ucraina forte, stabile, pacifica, non vogliamo la sua scissione né ci servono altri territori». E passando dalle parole ai fatti, Putin ha firmato poi con i dirigenti della Crimea e di Sebastopoli l’accordo per il loro ingresso come nuovi soggetti nella Federazione russa. Che dovrà poi essere ratificato dal Parlamento, contestualmente ad una nuova legge.

