
Grande Guerra Piccola Pace
L’anniversario dell’entrata in Guerra dell’Italia il 24 maggio 1915 è passato praticamente in sordina. Tranne qualche celebrazione di carattere ufficiale e qualche discorso di circostanza sull’inutilita’ e le brutture della guerra , non si è aperto alcun dibattito su quello che ha rappresentato quel momento storico per la nostra Nazione.
Eppure, tutti gli studiosi sono piu’ o meno concordi, nel ritenere quel periodo come vero e proprio atto fondativo , della Nazione italiana, molto piu’ del Risorgimento, che coinvolse elite culturali , spesso distanti dal sentire popolare e dalle masse, che invece furono protagoniste, come ben sintetizzato da Mosse dell’immane sacrificio imposto dalla Grande Guerra.
Ma il conflitto del 1915-1918 non riguarda ovviamente solo le fondamenta sulle quali poggiano le basi della nostra Nazione, ma riguarda anche le conseguenze incredibili che questa ebbe sullo scacchiere europeo e mondiale: l’avvento della rivoluzione bolscevica in Russia sarebbe stato impensabile senza il crollo dello zarismo e della Russia nel 1916-1917 sul fronte orientale, ma sembra che neppure questo argomento possa risvegliare lo spirito critico di una sinistra ormai votata al transgender progressista e che continua nel suo pacifiismo imbelle a ripetere gli stessi slogan dei socialisti turatiani ,come se Lenin non fosse mai esistito.
Non solo, con il crollo dell’Impero Austro-ungarico e di quello Ottomano, si apri’ la nuova stagione geopolitica che ancor oggi condiziona gli assetti politici, economici e religiosi dello scontro asimmetrico al quale assistiamo , piu’ o meno coscienti, ascesa dell’ISIS compresa.
Anche il secondo conflitto mondiale fu una conseguenza della Grande Guerra , il cui esito poneva molte questioni irrisolte , sul piano politico, sociale, etnico ,e che con la vittoria del nuovo fronte demo-marxista , non fara’ altro che rinviare ad oggi tutti quei nodi irrisolti che attendono ancor oggi una soluzione.
Che un intero ceto intellettuale si rifugi dietro formule moralistiche di condanna della Grande Guerra come un inutile spargimento di sangue, oltre a non essere vero per questioni etiche , è anche puerile, semplicemente perche ‘ quella Storia condiziona il nostro modo di vivere ancora oggi ed il relegarlo sic et simpliciter nel “giardino dei ricordi” con tanto di lacrimuccia per le vittime, vuol dire fare un torto a noi stessi ed alla nostra intelligenza , prima che alle vittime stesse.
Nella societa’ del vittimismo consolatorio e della piccineria esistenziale , è chiaro che bisogna sminuire il sacrificio di chi parti’ , volontario o meno, per quell’ immane lavacro di sangue, anche perche’ ammetterne il portato sacrificale (categoria sconosciuta ai piu’) vuol dire anche sentire il peso di non esserne a propria volta capaci e quindi meglio rimuovere cio’ che puo’ turbare l’esistenza votata all’amministrazione ordinaria del proprio cortile di casa.
La Grande Rimozione è un frutto di questa societa’ orwelliana che davanti alla Morte ed al Sacrificio, sa solo balbettare frasi di circostanza adatte ai telegrammi di condoglianze , senza comprendere che quella Guerra, quei Fanti , quel Sacrificio, parlano ancor oggi a tutti noi. Sta a noi capirne i motivi Cento anni dopo e sarebbe altrettanto necessario aprire finalmente un serio confronto sull’argomento, anziche’ rifugiarsi nella commozione da operetta.