In fila all’addiaccio per sperare di ottenere un farmaco
«Sono in fila dalle due di questa notte per prendere il numeretto, non ho dormito, ma le medicine mi servono». Isabella, 30enne di Ostia, è in pole position davanti al poliambulatorio del Sant’Agostino: dietro di lei altri cento pazienti si sono svegliati nel cuore della notte, pur di accedere al presidio sanitario situato sul lungomare lidense. Alle 4 del mattino c’è già un gruppetto di una trentina di cittadini, anziani, giovani mamme strette nelle giacche per ripararsi dal vento freddo che spira dal mare. Hanno scoperto che appostarsi prima dell’alba davanti all’ex ospedale di Ostia, è l’unico modo per ottenere l’esenzione dai ticket sanitari e poter così acquistare i farmaci necessari. Se si arriva alle 6 o, peggio, alle 8, i numeri sono stati già tutti presi da un pezzo. Anzi, i pre-numeri. I cittadini sono ormai in autogestione: c’è chi si scrive i foglietti a casa e poi si mette a distribuirli, correttamente, a chi si presenta. Il caos dei primi giorni, le file saltate, le risse e annessi arrivi della Polizia, hanno insegnato a tutti che è meglio cavarsela da soli.
MALEDETTA BUROCRAZIA – Nel corso del 2011 sono infatti scattate le nuove modalità di verifica delle esenzioni in base al reddito, stabilite dal Decreto Ministeriale 11 dicembre 2009: ogni regione poi si è adeguata alla normativa poco a poco. Compreso, nelle ultime settimane, il Lazio. Niente più autocertificazione automatica ma, dopo il 31 marzo scorso, richiesta scritta agli uffici sanitari, almeno per alcune categorie di utenti. Solo che in molti tra i cittadini hanno saputo la novità poco prima dei termini di scadenza. E, nei presidi della Asl RomaD, in super-carenza di personale e priva di una dirigenza per lunghi periodi di tempo negli ultimi tre anni, si sta registrando lo scompiglio più totale. In pratica, bisogna prendere il numero «fai-da-te» fuori dal cancello, che poi dovrebbe corrispondere a quello ufficiale emesso dalla macchinetta elimina-code: insomma due file per la stessa pratica. All’esterno i numeri se li gestiscono gli utenti, dentro poi tocca ai dipendenti coordinare la massa esausta e arrabbiata dei pazienti in coda da ore.
RESSA DA RECORD – Di «mandrie» notturne di utenti inferociti, ce ne sono di fronte ogni presidio del XIII Municipio di Roma Capitale fin dal 1 aprile: davanti al Sant’Agostino sul Lungomare Toscanelli, come al poliambulatorio di Ostia Antica o alla sede centrale della RomaD nel quartiere di Casalbernocchi. Con lo scarso organico a disposizione infatti, negli ambulatori è stata imposta una semplice regola: solo cento numeri al giorno, cento pazienti per cui rinnovare l’esenzione dei ticket, come recita anche un cartello interno affisso al S.Agostino. L’avvertimento è scritto solo con un pennarello color arancione fosforescente, aggiunto in fondo al foglio. «Di più non riusciamo a gestirne, siamo troppo pochi, è un provvedimento della Asl», spiega una gentile e assediata addetta sanitaria.
ALTA TENSIONE – «Sono venuta a vuoto qui per diversi giorni, poi ho saputo che per riuscire a prendere il numero dentro, toccava venire di notte e mettersi in fila», racconta la signora Antonia Malatesta di 64 anni, in fila dalle ore 3 del mattino. Al signor Giancarlo Carovillano, che di anni ne ha 73, stanno per finire le medicine necessarie a curarsi il glaucoma che lo affligge: «l’altro giorno ci ho ho rinunciato, c’erano tipo 300 persone in fila». Alle 7 i cento numeri fai-da-te sono già esauriti. «Gli sportelli chiudono alle 12.30, ma a volte è capitato che i numeri vengano esauriti prima e riesci a farti timbrare l’autocertificazione. È una follia assoluta, una vergogna costringere gente che lavora ad accamparsi davanti a un presidio sanitario», spiega Elisabetta Tedesco: è lei che si è incaricata per la giornata di stamparsi i pre-numeri e poi consegnarli ai nuovi belli addormentati.
ASSALTO ALL’ALBA – Gli ultimi saranno ultimi: chi arriva tardi resta senza numero, si lamenta, già pronto a inveire contro i dipendenti dell’ambulatorio. Fino alle ore 8 i cancelli restano chiusi: anche se un’anziana chiede di poter utilizzare la toilette. «Se si fa un’eccezione, qui scoppia il caos», sussurra un impiegato che come gli altri colleghi è costretto a entrare dall’accesso secondario causa-ressa al cancello: racconta di anziani colti da malori, di assalti alla diligenza e persino risse. Nel momento in cui si spalancano le porte, scatta la carica dei disperati. Dentro, il presidio sanitario si trasforma in un attimo in uno zoo. Solo uno sportello-bancone aperto e un impiegato a gestire la massa urlante di nervi tesi ed esasperazione: il ruolo peggiore tocca a chi deve far corrispondere i numeri, circondato da un filo spinato di richieste. Tutte ad alta voce.
