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La ricchezza protostorica della Germania

L'anima profonda e la terra ancor di più

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Ci sono ottime notizie per quanto riguarda le riserve minerarie del nostro continente, poiché è notizia recente che sotto il suolo della Germania settentrionale, a profondità che sfiorano i 4200 metri, si nasconde un tesoro rimasto intatto per 300 milioni di anni.
Ha preso così il via un progetto di ricerca che vorrebbe esplorare nuove vie per tentarne i recupero, e non sarà cosa semplice se pensiamo alle profondità e alle condizioni da affrontare. Un gruppo di ricercatori ci sta lavorando e ha avviato il progetto RoLiXX, fondamentale perché questa risorsa che potrebbe cambiare le sorti della produzione di batterie per veicoli elettrici in Europa.
Il bacino si troverebbe nella Germania settentrionale, dove le stime parlano di circa 43 milioni di tonnellate di carbonato di litio equivalente. Eppure, questa enorme quantità di minerale si trova disciolta in acque di formazione situate all’interno delle arenarie del Rotliegend, ovvero uno strato roccioso risalente al periodo Permiano.

Fa davvero strano sapere che il deposito individuato nella zona settentrionale della Sassonia-Anhalt è considerato uno dei più grandi al mondo, tuttavia estrarre questo metallo non sarà affatto una passeggiata. Come anticipato, questa acque ricche del minerale si trovano tra i 3000 e i 5000 metri di profondità e presentano una miscela chimica complessa. Un altro problema da considerare è che quando queste soluzioni vengono portate in superficie, i cambiamenti di pressione e temperatura rischiano di far precipitare i minerali, il che rischia di creare incrostazioni solide che possono bloccare le pompe e danneggiare gli impianti di estrazione.
L’unica soluzione per ora è capirne di più sulla chimica dei campioni di roccia estratti a chilometri di profondità, e così grazie alla spettrometria di massa laser e la diffrazione a raggi X, gli esperti cercano di capire come il litio si sposti dalla roccia all’acqua. Oltre alla fattibilità tecnica, lo studio si occupa anche di valutare l’eventuale impatto economico e la sostenibilità ambientale dell’intero processo. Perché non si tratta solamente di riuscire a estrarlo, ma anche di trovare metodi che permettano di ridurre al minimo i residui solidi.

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