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La ricetta Monti contro il naufragio italico

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Elementare Watson: basta far scappare le barche dai nostri porti

Le tasse sulle barche spaventano il portafogli dei diportisti, ma non quelli dei gruppi imprenditoriali alle prese con la realizzazione di maxi approdi turistici nel Lazio, a Roma in particolare. Con la bella stagione è previsto l’incremento della più strana (ma non incomprensibile) migrazione in atto: quella di natanti grandi e piccoli in fuga dall’Italia. In tanti punteranno la prua verso Tunisia e altri porti più economici: costa meno prendere un volo aereo ogni tanto per raggiungere la barca all’estero che pagare le tasse di stazionamento in Italia.
CEMENTIFICAZIONE INUTILE – Noncuranti di gabelle e crisi economiche conclamate, i costruttori proseguono nella cementificazione della costa, cercando di procaccarsi clienti a suon di costose campagne pubblicitarie, come sta facendo la direzione della società Porto turistico di Roma: intere pagine di annunci «Vendesi posto barca» sui grandi quotidiani. Oppure volano all’estero per tentare di convincere facoltosi stranieri a trasferire i loro yacht in italia.
Barche da diporto ancorate ad Anzio (da Panoramio)Barche da diporto ancorate ad Anzio (da Panoramio)ESODO CONTINUO DAI MOLI – La voglia di risparmiare manifestata dai diportisti confligge con i business plan di chi realizza infrastrutture portuali: recentissime stime parlano di 27mila imbarcazioni fuggite verso altri lidi europei, mentre solo nel Lazio si calcola un fabbisogno di altri 15mila approdi per rispondere ad una domanda che, a questo punto, sembra puramente virtuale.
L’indagine «Incidenza della tassa di stazionamento sull’economia del mare» presentata al salone Big blu di Roma parla chiaro: «Il 58% degli intervistati ritiene che la tassa colpirà negativamente un settore già provato dalla crisi economica in corso; il 76% ritiene che causerà la fuga dei diportisti italiani all’estero, con conseguenze negative sulle attività industriali, commerciali e turistiche correlate».
LIBERA TUTTI AL 31 GENNAIO – Ma l’esodo, il «libera tutti» è già in atto, come rivela una ricerca dell’Osservatorio nautico nazionale, illustrata dal presidente Assonat Luciano Serra: «Ne emerge che la fuga di unità dai porti italiani, rilevata al 31 gennaio, è di 27.000 unità, l’impatto sulle entrate dirette dello Stato è pari a -104 milioni di euro, i posti di lavoro a rischio sono 8.900». Inoltre, il mancato indotto generato dai superyacht in transito «ammonterà a 210 miliardi di euro, gli investimenti portuali a rischio arrivano a 1,4 miliardi di euro – prevede Serra – e l’impatto diretto sulla cantieristica è stimato in una flessione del 35% del mercato interno. A fronte di un gettito, peraltro assai incerto, stimato in 200 milioni di euro, stiamo causando un danno di almeno un miliardo e mezzo a voler essere prudenti».
LA NAUTICA VIRTUALE – La Roma del secondo millennio vorrebbe riprendersi la centralità nel Mediterrano, ma i grandi progetti, Fiumicino come pure Ostia e Anzio (quest ultimo è un intervento pubblico) marciano tutt’altro che speditamente. A supporto dei faraonici business plan, i costruttori producono statistiche e dati sulla «sete» di posti barca nel Lazio, per confermare la bontà, anzi la necessità dei propri investimenti. Ed è così che la stessa «Iniziative portuali» ( concessionaria a Fiumicino) sottolinea le stime di «Italia navigando» per il Lazio: nel 2011 la domanda di posti barca insoddisfatta ammonterebbe a 15.257 unità. Ma qualcuno ha calcolato i diportisti in fuga? E quanto pesano sulle stime?
GLI YACHT DEI RUSSI – Certo è che i faraonici progetti di un water front ad Ostia con migliaia di nuovi posti barca andranno rivisti, alla luce delle oggettive difficoltà incontrate nel vendere gli spazi per vele e yacht nelle strutture realizzate o in costruzione sul Litorale della capitale. Questo mentre sono paralizzati i cantieri del maxi porto turistico di Fiumicino (prima pietra due anni orsono, febbraio 2010), i cui costruttori, comunque, confidano nei nuovi mercati dell’Est per vendere le strutture: si va fino a Mosca a caccia di acquirenti, sperando di attirare magnati russi con il desiderio di avere la barca ormeggiata a due passi da Roma.
 

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