giovedì 19 Febbraio 2026

La risposta è dentro di voi

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ma rischia d’essere sbagliata

 

Non basta agitare il dibattito sullo ius soli o sul femminicidio per ristabilire equilibri sociali logorati da tempo: il progresso economico/sociale di un Popolo, di una Nazione – di conseguenza di ogni singolo individuo – non è un “miraggio televisivo” cui tendere (flussi migratori) senza che gli uomini dispongano di strumenti idonei (o culture idonee) a colmare i divari tra diversi modelli di società; il progresso si può e lo si deve costruire nell’alveo naturale delle rispettive aree geografiche, diversamente qualsiasi tentativo pseudo-caritatevole è, di fatto, uno sfruttamento di manovalanza a basso costo e un potenziale bacino d’utenza delinquenziale. Sull’innegabile e odioso fenomeno del femminicidio, disciplinare diversamente il particolare significherebbe polarizzare su una fattispecie (razziale, sessuale, economica, ecc.) una serie di reati, viceversa da considerare nella loro universalità commessi nei confronti dell’entità uomo.
La questione “razziale” non esiste, è un finto problema di colore. Il signor Mario provi a dimostrare il suo valore in campo, piuttosto che rendersi indisponente, strafottente e provocatorio con i suoi comportamenti fuori e dentro il rettangolo di gioco.
Con una frequenza maggiore la dinamo che regola i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario si corto-circuita, ogni comparto diviene auto-referenziale a discapito di chi, invece, dovrebbe fruire dell’azione dei tre. La spettacolarizzazione dei processi, l’onanismo da “buco della serratura”, accompagnate da una lentezza giudiziaria da una parte, la decadenza dei costumi, di principi morali e norme di comportamento dall’altra parte hanno elevato a rango di “principi” della politica e della magistratura urlatori da internet e guru dell’ovvietà. Creare entità politiche a dimensione atomica, serve solo … per non cambiare nulla.
Se è vero che l’identità di una nazione, di un popolo si misura con la propria cultura allora siamo messi male. Impegnati ad appagare ogni effimero desiderio materiale, tecnologico e non, riusciamo ad esprimere concetti lunghi non più di 140 caratteri. Eredi di una cultura millenaria, siamo riusciti nell’assurda impresa di premiare il “bancarottiere” per eccellenza G.Soros, ad un concorso letterario con un saggio su come destabilizzare le economie nazionali – gabbati due volte dal dio denaro.
Ci stiamo avviando quindi verso la fine di un ciclo? L’uomo concepito come lo conosciamo noi, sta esaurendo la sua funzione trasformandosi in uomo-macchina: consumatore senza necessità, funzionale al meccanismo produttivo.
Siamo ancora in tempo per invertire la rotta?
La domanda corretta è: vogliamo veramente invertire la rotta?
Per dove? Pensateci, riflettete, la risposta è dentro di voi.

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Una popolazione che invecchia

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