Lettera aperta agli arrabbiati del fine settimana
Bravi, siete stati bravi, avete fatto le vostre manifestazioni, avete circondato qualche ministero (chiuso per pausa canonica), avete occupato Porta Pia, piazzando tende come se foste stati in campeggio.
Gli avete anche dato un nome; “acampada”, un mix di esotismo e dialettismo molto radical chic.
Ma non bastava semplicemente chiamarlo “presidio”?
Forse no, troppo scontato e banale, meglio qualche cosa che stuzzicasse i media.
Bravi, giornali e telegiornali ne hanno parlato in questi giorni come del villaggio dei puffi; pulito, ordinato e pacifico. Così come siete voi.
I vostri cortei, infatti, sono stati belli, pieni di gente d’ogni tipo: giovani studenti, disoccupati, immigrati, famigliole con passeggini al seguito, che fanno sempre un certo effetto, progressisti di tutte le età, ecc.
Avete avuto Roma in mano (autorizzati ovviamente dal sistema) per un fine settimana, e avete fatto sentire le vostre ragioni civilmente. Facendo forse solo incazzare i romani per via dei blocchi al traffico nelle zone critiche, ma sono dettagli, quando un certo popolo (sic!) muove i suoi passi, un po’ di disagio viario è fisiologicamente tollerabile.
Siete stati bravi però, anche nelle situazioni più spinose.
Infatti, qualche gruppo di antagonisti nostrani e d’importazione, esperti in sfascio delle vetrine a casaccio, voleva far diventare la vostra sobria protesta in una ribalta, ma li avete isolati, da bravi, perché il vostro fine era alto e altro… sì ma qual era?
Sorvoliamo sul tentativo di colpire CasaPound, i cui motivi ci sfuggono, così come la caduta di stile nell’inveire pure contro l’ormai defunto Priebke, ma nei fatti, quel che ci chiediamo, è cosa volevate ottenere in concreto da questa due giorni di piazza&passione.
C’erano un po’ tutti tra le vostre fila; dai duri&puri del No TAV, ai militanti del No Muos, sconosciuto a 3/4 d’Italia, c’erano alternativi e perfino comunisti.
Grandi assenti i contenuti e le fondamenta di una lotta continuativa. Peccato!
Già perché, passato il fine settimana, Roma è tornata come prima, tutto normale, nulla è cambiato.
I media stanno facendo scivolare gli aggiornamenti su di voi sempre più in fondo a colonne e palinsesti, la politica vi degna di qualche occhiata distratta, ed il grosso dei manifestanti se n’è tornato a casetta propria, o nel centro sociale d’appartenenza. Sì, perché evidentemente la revolución o la si fa tra Sabato e Domenica, oppure è meglio arrotolare striscioni, ritirare le tende, ed andarsene prima che sia il sistema ad incazzarsi sul serio, e non solamente qualche cittadino romano.
Non vi preoccupate però, il Governo Letta vi teme dopo questa prova di forza civile. Ha talmente in nota le vostre istanze, che ha già pronto un capitolo nella legge di stabilità per far in modo che le banche recuperino un bel miliardo di euro (vedi).
Caspita! Vero che voi siete nemici delle banche!
Disoccupazione, crisi economica, precariato, emergenza/casa… inezie, robetta di poco conto, da rinviare sine die al prossimo secolo, forse.
Però c’è stata la vostra grande manifestazione, colorata e pacifica, benedetta da tutti, considerata come l’inizio di qualche cosa (sì, ma di cosa?), evidentemente così pericolosa per il sistema da essere lasciata lì, nel suo brodo primordiale politico e sociale, a morire d’inedia nella sua mediocrità.
Scusate: per quando è prevista la prossima festa?
