Un esempio assoluto anche oggi: il Giappone
Quasi 150 parlamentari giapponesi, tra cui Seiichi Eto, consigliere speciale del premier Shinzo Abe, hanno fatto visita, oggi, a Tokyo, al santuario Yasukuni (letteralmente “santuario della pace nazionale”), il tempio shintoista dedicato alle anime di soldati caduti combattendo per l’Imperatore. Particolare non da poco: fra le anime ricordate a Yasukuni si trovano anche molti combattenti della Seconda guerra mondiale condannati come “criminali di guerra”.
Un vero e proprio schiaffo agli Stati Uniti, portato peraltro anche un membro del governo Abe, il ministro degli Interni Yoshitaka Shindo, e alla vigilia della visita di Barack Obama, che domani sbarcherà in Giappone. Quanto al premier Abe in persona, lunedì vi ha fatto piantare un albero sacro, evitando di recarvisi personalmente, anche se una sua visita ufficiale al santuario c’è già stata, nel dicembre scorso.
La concomitanza con la visita di Obama non può essere casuale. Del resto nel paese del Sol Levante la fine della Seconda guerra mondiale viene vissuta in maniera molto differente da quanto non accada in Europa. Se il tasso di revanscismo nazionalista varia a seconda dei governi, nella memoria collettiva nipponica quella del 1945 resta comunque una sconfitta in piena regola e non una “liberazione”, tanto più dolorosa in quanto ha coinciso con un cambiamento degli assetti costituzionali e identitari della nazione piuttosto radicali.
Anche con i vicini asiatici, Cina e Corea in testa, i rapporti sono sempre più tesi, in parte per questioni territoriali (le isole Senkaku-Diaoyu sono contese con Pechino, quelle di Takeshima-Dokdo con Seul) ma anche per questioni storiografiche. La Cina, per esempio, ha più volte polemizzato con Tokyo per come viene descritta nei libri di storia giapponesi l’occupazione di Nanchino, passata alla storia come un episodio di dominazione particolarmente cruento e sanguinario, cosa che alcuni storici nipponici contestano. Anche in questa occasione, del resto, la Corea del Sud ha protestato ufficialmente per l’offerta dell’albero votivo fatta da Abe, aggiungendo che, recandosi al santuario, i leader di Tokyo contraddicono le promesse di pacifismo.
Costruito nel 1869 su ordine dell’Imperatore Mutsuhito, il santuario Yasukuni contiene un Libro delle Anime con una lista di circa due milioni e mezzo di uomini e donne caduti per la patria, tra cui 1.068 persone che furono condannate per crimini di guerra dal Tribunale di Tokyo (la Norimberga giapponese). In particolare, desta scandalo il ricordo di 14 “criminali di guerra” cosiddetti di Classe A ovvero condannati per crimini contro la pace. Tra questi è presente anche Hideki Tojo, primo ministro del Giappone dal 18 ottobre 1941 al 22 luglio 1944 e figura simbolo del “militarismo” giapponese durante la Seconda guerra mondiale. Il santuario ospita inoltre un museo sulle operazioni belliche del Giappone durante il secondo conflitto mondiale che viene da alcuni considerato “revisionista”. Nonostante la controversia, l’ex-primo ministro Junichiro Koizumi ha effettuato visite annuali durante il suo mandato dal 2001 al 2006, tradizione poi ripresa dal nazionalista Abe.
