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La strage d’idee

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Trentanove anni fa lo scioglimento di Ordine Nuovo

 

Il 21 novembre 1973 veniva sciolto dalla magistratura il Movimento Politico Ordine Nuovo con un codazzo di trenta pesantissime condanne per “ricostituzione di partito fascista”.
Parliamo di Ordine Nuovo movimento, non del centro studi di Pino Rauti già approdato da tre anni alle poltrone di partito e agli scranni parlamentari, ma di quello coerente dell’impareggiabile Clemente Graziani.
Quella condanna penale per reati ideologici avrebbe segnato il via di una stagione di persecuzioni che avrebbe colpito con modalità diverse tanto in direzioni contigue ad ON (Avanguardia Nazionale, Terza Posizione) quanto in altre (l’intera galassia dell’Autonomia Operaia) fino a organizzazioni di partito (Il Fronte della Gioventù di Padova).
Quella svolta autoritaristica e liberticida, complementare in modo non necessariamente inconsapevole alla spinta dall’alto nella direzione della lotta armata e dello stragismo nell’ottica di una ristrutturazione neocapitalista a marchio Trilaterale, non suscitò la dovuta attenzione e l’indispensabile allarme negli ambienti politici. 
Questi ultimi, prigionieri di odi antifascisti o di pregiudiziali antifasciste non si resero conto di come quella svolta sarebbe stata il modello per altre persecuzioni. Perfino nel mondo attiguo al MPON non ci fu allarme e ben poca si dimostrò la solidarietà. Almirante anzi prese posizioni molto dure e ingenerose contro le organizzazioni extraparlamentari forse nell’illusione che la voracità del fronte rosso si sarebbe esaurita in quei magri banchetti.
Viceversa il compromesso storico caldeggiato e suscitato dalla Commissione Trilaterale, era ben avviato: si sarebbe concluso molto più tardi con la sconfitta strategica del Pci ma con la sua vittoria tattica rispetto alla controparte anticomunista del sistema.
Ai loro, alleati minori, la Dc concesse subito carta bianca per le persecuzioni a destra (e in seguito a sinistra) e la stessa direzione del Pci contò che la soddisfazione degli istinti primordiali di devastazione, repressione, eliminazione del nemico ideologico avrebbe distratto la base dalla svolta socialdemocratica e atlantista in atto nel partito rosso.
Tutta la miscela era pronta per una stagione di sangue e di penitenziari che aveva già avuto qualche avvisaglia. Sette mesi prima della sentenza contro il movimento di Clemente Graziani, a Milano un anarchico proveniente da un kibbutz israeliano aveva commesso una strage con il sostegno logistico di personaggi che avremmo in seguito ritrovati nel Superclan, l’organizzazione complottistica che giocando a scacchi con i servizi francesi, tedeschi orientali ed israeliani e anche con propaggini della Nato e del Patto di Varsavia, avrebbe avuto un ruolo molto particolare nella “strategia della tensione”.
Parliamo di ieri. Ma è davvero tutto di ieri?

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