Quarantacinque anni fa Piazza Fontana
Una strage commessa per errore (quando è esplosa la bomba la banca doveva essere chiusa) come del resto quella di Brescia (28 maggio 1974) in cui un partigiano che trasportava l’esplosivo saltò in aria. Anche a Bologna (2 agosto 1980) dove i trasportatori dell’ultrasinistra furono sacrificati con un comando elettronico da lontano, la strage non era prevista. Diversamente dalla Questura di Milano (17 maggio 1973) quando un anarchico, proveniente da un Kibbutz israeliano, equipaggiato di armi israeliane e logisticamente protetto da brigatisti amici di Feltrinelli fece strage nel tentativo fallito di uccidere il ministro Rumor. Fu voluta anche la strage dell’Italicus (4 agosto 1980) opera di una cellula terrorista legata al Pci e amica d’Israele che tentò di sopprimere Aldo Moro.
Tutto questo si sa bene. Su tutte le stragi si hanno prove schiaccianti, l’unica sulla quale esistono soltanto indizi molto forti è proprio quella di Piazza Fontana di quel 12 dicembre 1969.
La polizia del pensiero, complice i soviet di Togliatti, si è arrangiata perfettamente, dapprima non condannando nessuno poi trovando modo, anche sullo schermo con un bel “romanzo” del tutto mistificatorio, di attribuirne la paternità a Freda, quando tutti gli indizi inchiodano gli anarchici della Ghisolfa e il gruppo vicino a Feltrinelli che si ritroverà invischiato sia nella strage della Questura che in quella di Brescia.
Feltrinelli sarà soppresso a Segrate, il 14 marzo 1972: salterà in aria mentre innesca un ordigno. Ma le bombe, si continuerà a dire, fingendo d’ignorare tutto quel che si sa, le mettono i fascisti…
