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Famosa per la sua imbattibile fanteria pesante, Roma ebbe anche un’eccellente forza di artiglieria, adottata dai greci quando l’Urbe iniziò a espandersi nel Mediterraneo. Tuttavia non furono i romani a inventarla, ma furono prima vittime delle armi di Archimede durante l’assedio di Siracusa, progettate a partire dalle prime macchine d’assedio inventate sotto il padre di Alessandro Magno.
A partire da questi modelli greci catturati al nemico, Roma iniziò a costruire la propria artiglieria, formata inizialmente da catapulte a torsione in cui i bracci di una grande balestra erano azionati da una serie di corde avvolte attorno a due colonne che fungevano da molla per lanciare un proiettile lungo un fusto di legno.
Azionate da due uomini, queste catapulte venivano caricate mediante un gancio collegato a un argano che tirava indietro la corda generando così la forza necessaria allo sparo, che avveniva azionando una leva che liberava bruscamente il gancio. L’arma aveva inoltre una notevole capacità di manovra grazie al fatto di essere montata su una base di legno articolata che permetteva di puntare a 360° e di inclinare la catapulta verso l’alto e verso il basso.
Conosciute nelle fonti come balistae, queste catapulte a torsione formarono l’arsenale dei generali della repubblica prima e poi dell’impero, e la loro funzione variava a seconda delle dimensioni e del tipo di proiettile che lanciavano. Le più piccole, chiamate scorpiones, scagliavano piccoli dardi lunghi circa trenta centimetri che, secondo le fonti, potevano uccidere due uomini contemporaneamente, mentre le balistae di maggiori dimensioni lanciavano grandi pietre (fino a ottanta chili di peso) capaci di distruggere le merlature e i portoni di una fortificazione.
Durante l’impero questo progetto venne migliorato grazie all’apertura di un varco tra le colonne di torsione che permetteva di mirare lungo il fusto dell’arma, e fu anche miniaturizzato fino a consentire a un solo uomo di caricarla e spararla, appoggiandosi a un parapetto, come una sorta di pesante balestra chiamata manubalista.
In quest’epoca si sviluppò persino un tipo di carro armato primitivo montando uno scorpio su un carro trainato da muli: la carroballista permise all’artiglieria di prendere parte alle battaglie in campo aperto, fornendole per la prima volta nella storia mobilità. L’elemento finale dell’arsenale romano, introdotto nel IV secolo d.C., fu l’onagro o “asino selvatico”, così chiamato per la forza del suo impatto. Si trattava di una catapulta a un solo braccio montato perpendicolarmente su una barra di torsione orizzontale che lanciava pietre mediante una fionda, dopo aver urtato contro un arresto imbottito situato nella parte anteriore.
Battaglie e assedi
Utilizzata principalmente negli assedi, l’artiglieria romana fu protagonista nella conquista di fortezze come Gerusalemme e Masada, dove spazzava via le merlature dai difensori per lasciare libero il passaggio agli arieti e alle torri d’assedio. Anche la flotta trasse vantaggio dalla nuova arma, armando le galee più grandi con baliste i cui proiettili potevano essere incendiati mediante uno strato di stracci e olio per dare fuoco alle navi nemiche, una tattica usata anche negli assedi.
In battaglia le carrobaliste vennero impiegate soprattutto lungo il confine danubiano, dove gli archi compositi della cavalleria sarmata e dacica permettevano di colpire le legioni da una distanza molto maggiore rispetto a quella degli archi e dei giavellotti romani, per cui l’artiglieria divenne l’unico modo per contrastarle.
Ma abbiamo anche esempi di pezzi di maggiori dimensioni usati in combattimento aperto, come la grande balista che aprì sanguinose brecce nelle legioni di Vespasiano durante l’anno dei quattro imperatori.
Secondo il manuale militare di Vegezio ogni legione contava sulla carta cinquantacinque scorpioni e dieci baliste, potendo i primi diventare artiglieria mobile se montati sui carri di rifornimento dell’esercito. Naturalmente questo numero variava in base alle risorse di ciascuna legione e al tipo di teatro operativo, risultando ad esempio più utile l’artiglieria nei numerosi assedi della rivolta giudaica che nei fitti boschi della Germania.
In campagna l’artiglieria veniva trasportata smontata insieme al resto dell’equipaggiamento, e sappiamo che all’interno di ogni legione esisteva un corpo specializzato di artiglieri incaricato del suo uso e della sua manutenzione, oltre che della costruzione di nuovi pezzi quando necessario. Al contrario, in tempo di pace veniva conservata nei magazzini del campo, sebbene le armi più piccole fossero utilizzate per la difesa, ad esempio montate sulle torri del perimetro fortificato.
Fu così che, sia in attacco sia in difesa, l’artiglieria divenne un elemento indispensabile per migliorare la capacità di combattimento delle legioni romane, che, pur essendone inizialmente vittime, la adottarono come tante altre innovazioni dei loro nemici, trasformandola in un’arma terrificante sia in difesa sia in attacco.
