
I comunisti sempre nell’orizzonte esistenziale della finanza
Avvocato, senatore, membro del cda di Lehman Brothers. Mario D’Urso, scomparso lo scorso 5 giugno, era uno dei grandi nomi dell'”aristocrazia” romana. Frequentatore di salotti, reali e finanzieri. Era noto per la sua eleganza impeccabile e per la quantità di abiti che sfoggiava. Un pezzo d’alta società romana che anche dopo la morte ha stupito tutti per un lascito davvero particolare nel suo testamento.
Come riporta il quotidiano “Il Messaggero”, D’Urso ha lasciato la bellezza di 500mila euro (pari a un bel miliardo delle vecchie lirette) a Fausto Bertinotti, ex numero uno di Rifondazione comunista. D’Urso e il compagno Fausto erano amici da anni, al momento della scomparsa dell’avvocato. Era stato lui a introdurre il leader comunista nel bel mondo dei salotti romani, nel quale Bertinotti si è inserito alla grande con quella sua “r” moscia così radical chic. Ma quando si era trattato di entrare in politica, D’Urso aveva preferito andare al seguito di un altro amico, Lamberto Dini, per il quale era stato senatore e grazie al quale aveva pure ricevuto nel 1995 un incarico da sottosegretario. Ma non risultano donazioni per Dini (che peraltro è già assai benestante di suo…). Invece, al compagno Fausto, D’Urso oltre al mezzo milione di euro ha lasciato anche due serigrafie di Andy Warhol, del valore di parecchie decine di migliaia di euro. Ma siamo sicuri che Bertinotti non le venderà… Farà così (radical) chic averle alle pareti di casa…