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Leonardo digitale

Patrimonio inestimabile

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Per oltre quattro secoli, una parte essenziale del pensiero di Leonardo da Vinci è rimasta frammentata e mutilata, dopo che uno scultore del XVI secolo aveva tagliato questo manoscritto così emblematico. I suoi disegni, le note tecniche, gli studi anatomici, gli schemi di macchine e le riflessioni artistiche sono sopravvissuti dispersi tra diverse collezioni. Ora, grazie a una grande operazione di ricostruzione digitale, quel puzzle torna a ricomporsi: i manoscritti di Leonardo sono stati riuniti online per la prima volta in più di quattrocento anni.
Lo strumento che ha reso possibile tutto ciò si chiama Leonardotheka 2.0, una piattaforma online promossa dal Museo Galileo di Firenze in collaborazione con la Royal Collection Trust, la Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano e la Biblioteca Leonardiana di Vinci. Il progetto, concluso nel giugno 2026 dopo circa dieci anni di lavoro, mette a disposizione del pubblico e dei ricercatori la più grande collezione digitale al mondo dedicata ai manoscritti di Leonardo.

Un archivio smembrato dal XVI secolo
Quando Leonardo morì nel 1519, i suoi documenti passarono nelle mani del suo discepolo Francesco Melzi. Successivamente finirono in possesso dello scultore italiano Pompeo Leoni, che decise di riorganizzarli a modo suo. Smontò i quaderni, tagliò i fogli e separò ciò che considerava materiali «tecnici e scientifici» dai disegni «artistici e figurativi». Quell’intervento alterò profondamente la logica interna di manoscritti che, in origine, rispondevano a una visione unitaria del sapere, poiché in Leonardo arte e scienza non seguivano affatto percorsi separati.
Da quella divisione nacquero due grandi nuclei documentari. Da un lato, il Codex Atlanticus, oggi conservato a Milano, con 1119 fogli e considerato la più grande raccolta individuale di scritti di Leonardo. Dall’altro, circa 550 fogli con studi figurativi, anatomici, paesaggistici e naturalistici, oggi nella Royal Collection di Windsor.

Cosa restituisce Leonardotheka
Ciò che rende rivoluzionaria Leonardotheka 2.0 non è solo la digitalizzazione in alta risoluzione di migliaia di pagine; ciò che è davvero importante è che ha ristabilito quelle connessioni perdute. Ora si trovano in un unico ambiente di consultazione circa 3500 pagine di manoscritti e si possono esplorare in modo incrociato, con filtri per contenuto, tecnica, proprietà materiali, filigrane, strumenti di scrittura e molto altro. Offre inoltre trascrizioni, commenti critici, indici tematici e bibliografia specializzata.
Ma c’è qualcosa di ancora più interessante e innovativo: i ricercatori hanno realizzato cinquanta ricomposizioni confermate di pagine che erano state tagliate e disperse secoli fa. Lo hanno fatto confrontando dimensioni dei fogli, metodi di preparazione della carta, supporti, inchiostri, tratti e filigrane, come se combinassero lavoro d’archivio, storia dell’arte e scienza forense tutto insieme.
Una delle ricostruzioni più affascinanti ha riunito un disegno di un cavallo con un testo relativo al monumento equestre del Regisole, a Pavia. Gli specialisti ritengono che questo assemblaggio possa mostrare il momento in cui Leonardo definisce l’idea finale per il monumentale e mai completato monumento a Francesco Sforza. Un’altra ricostruzione riporta al loro posto frammenti legati a studi di ingranaggi, viti e meccanismi, rivelando fino a che punto, in una stessa pagina, convivessero calcolo, osservazione, umorismo e sperimentazione grafica.

È molto più di una biblioteca digitale
L’intenzione del Museo Galileo è stata quella di costruire uno strumento di ricerca che permetta di recuperare il modo in cui Leonardo pensava sulla carta. E questo implica comprendere che le sue pagine non erano opere chiuse, ma spazi di lavoro vivi in cui si mescolavano appunti, disegni, correzioni, prove…
Secondo Paolo Galluzzi, presidente emerito del Museo Galileo e ideatore di Leonardotheka, la piattaforma offre agli studiosi opportunità senza precedenti per esplorare la ricchezza contenuta nei manoscritti di Leonardo. E non è un’esagerazione: finora, seguire il filo tra una nota meccanica conservata a Milano e un disegno correlato custodito a Windsor richiedeva una ricerca lenta, frammentaria e, a volte, quasi impossibile. Oggi quell’ostacolo non esiste più.

Il dibattito di fondo: chi controlla il patrimonio digitale
La comparsa di Leonardotheka apre anche un dibattito molto attuale. Il suo direttore esecutivo, Roberto Ferrari, ha sostenuto che il progetto rappresenta un precedente su come le istituzioni culturali debbano mantenere la proprietà intellettuale delle proprie iniziative digitali e non delegarla semplicemente a piattaforme commerciali. Con l’ascesa dell’intelligenza artificiale, questa riflessione non è affatto secondaria. Per questo la piattaforma rivendica anche un modo di fare discipline umanistiche digitali con profondità scientifica. Quattrocento anni dopo, i documenti restano fisicamente separati, ma online tornano a dialogare tra loro.

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