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L’italia di Dalla

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Viaggio in un individualismo ombelicale che veste di veli la propria viltà

L’Italia che non piange mai i suoi morti in mimetica, le sue vittime sul lavoro e i suoi suicidi per la crisi.
L’Italia che non piange se stessa per le continue abdicazioni morali, per i disastri sociali cui si sottopone per ordine altrui.
L’Italia che non batte ciglio per le capitolazioni finanziarie, economiche ed energetiche che si susseguono giorno dopo giorno.
L’Italia che fu così cinica negli anni di piombo e che già mostra il medesimo cinsimo ora che del revival di quegli anni sembra sul punto di fare le prove generali.
L’Italia oggi piange Lucio Dalla più di quanto pianse le vittime del terremoto aquilano.
Perché? Per un estesissimo egoismo ombelicale. E‘ innegabile che Dalla abbia scritto e cantato belle canzoni e che tutti le abbiano ascoltate e canticchiate, anche interiorizzate, ragion per cui ognuno si sente più colpito per la sua morte di quanto lo sia per quella di un uomo esemplare o di una vittima innocente. Le canzonette fanno parte della vita di ognuno, mentre la grandezza e la tragedia fanno paura e vengono esorcizzate dai più.
E questo lo sapevamo e lo accettiamo, così come accettiamo ogni piccolezza ineluttabile.

Meno accettabile è però la beatificazione del bolognese presentato ovunque come „una persona straordinaria“.  Sostenere che un individuo che ha fatto del lerciume estetico uno stile di vita lascia alquanto perplessi. L’iter poi è quello di un personaggio il cui impegno „sociale“ e „politico“ è stato contrassegnato da una presunta giovanilissima adesione missina cui ha fatto seguito una documentata scelta comunista, ma senza rischi, senza impegni, senza assalti a palazzi d’inverno, senza salti nel buio, senza sacrifici durante i sogni/deliri collettivi. Una scelta mai rivoluzionaria ma piccista. Piccista „di destra“ ovvero: ordine e morale (per gli altri), conclusasi con una conversione religiosa. Anche questa è cosa comune e la gente mediocre non può che condividerla. Mangiapreti da giovani si diventa baciapile da vecchi sperando che ci scappi la vita eterna che fino a che il fisico era forte si negava. Più standard di così.
Insomma la grande commedia lacrimosa che si svolge intorno alla figura beatificata del compositore di testi e note è più dovuta alla piccolezza estrema della figura, esaltata proprio in quanto piccola, che non ai suoi dati salienti. La contraddizione dalliana di un’anima femminile racchiusa in un macismo peloso è sfociata in note e pensieri di genere assai particolare.

Ma non è questo che emoziona o sconcerta, che attira o repelle le folle; qualunque di queste reazioni avrebbe un senso e una dignità. Esse invece piangono Dalla e lo seppelliscono con una partecipazione totemica perché la sua continua scelta di campo comoda, tranquilla, costantemente dalla parte del più forte, accompagnata sempre da espressioni sentimentali che la nobilitano in superficie senza mai modificarne l’essenza, è esattamente quello che gli italiani oggi vogliono per se stessi.
Vogliono essere gregge, vogliono essere vili e vogliono mascherare la loro codardia esistenziale, sociale, politica, con l’ausilio di qualche sentimento contrastante, espresso, condiviso, proclamato, ma sempre innocuo e di facciata e puntualmente messo in naftalina. Allora si capisce perché ritengano Dalla una figura esemplare: in questo senso lo è stato.
Non per questo non lo si può perdonare con magnanimità, ma è il suo esser modello inconsapevole, è la formina per i disegni sulla propria sabbia (non potrebbe avere che un fondale instabile)  che la collettività ha tratto da lui a fare ribrezzo.
E così oggi l’Italia vigliacca che si nobilita vestendosi pirandellianamente di veli è commossa e unita perché di fatto seppellisce se stessa.
Purtroppo è solo una cerimonia esibizionistica perché sotto terra ci resterà soltanto Dalla e gli altri continueranno a vivere esattamente come faceva lui. Ingannandosi di nobilitare un vegetare degenerescente e ingannando gli altri, che non chiedono di meglio che di essere ingannati, sul proprio essere e sulla propria natura.
Dona eis requiem!

 

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