Il cervello funziona a cassetti per accomodare le cose a proprio favore.
La consuetudine di strumentalizzarlo per darsi ragione è molto comune; non attiene all’intelligenza che è capacità di mettere insieme le cose e di leggerne i significati.
L’intelligenza è onerosa, gli schemi razionali, detti intelligenti, aiutano invece la pigrizia di chi ha bisogno di “punti fermi” quando deve prendere una decisione o una posizione.
Niente di strano o di scandaloso: i più, che “pensano” così, poi si affidano ciecamente a chi invece ragiona altrimenti e fa quello che essi non avrebbero fatto mai per paura di compromettersi. Tipo Mussolini che osa ogni confronto o Hitler e Stalin che per un momento si accordano. Mussoliniani e stalinisti lo accettano ma lo rimuovono perché non saprebbero gestirne la potenza.
Se manca chi ne violenta le costruzioni mentali artificiali e li fa partecipare a un evento storico, essi però restano prigionieri dei fossili e ne sono mummificati.
Così, in una sorta di iperuranio degli esagitati, vengono fissati un Bene e un Male dai quali si pretende di far derivare le proprie posizioni, quasi sempre con tifo isterico.
Un Tolkien male assimilato
Complice l’assunzione al primo livello, praticamente acritica e priva delle letture simboliche e ghematriche, del Signore degli Anelli. Il sistema mondiale è diventato l’espressione di un’Ombra che dilaga e tutto inghiotte e chiunque vi si oppone – ovviamente a chiacchiere perché ognuno vi è più immerso di Saruman – diventa giusto e da difendere.
Intendiamoci: una valenza culturale e spirituale nell’avanzata del sistema capitalista – di anima comunista – c’è ed è predominante. Ma le leggi stesse del capitalismo sono causa di questo e non esistono risposte opposte, solo risposte rivoluzionarie che intervengono nello spirito della società e modificano anche il rapporto con il denaro. Parlo della logica corporativa e di quella cooperativistica, non della collettivizzazione.
Idem per l’imperialismo, sempre alle prese con la leninistica “unità e scissione” che lo caratterizza.
Non esistono buoni contro cattivi, esistono necessità storiche e geografiche di potenza, differenze etnoculturali che dettano, o almeno dovrebbero farlo, le scelte di campo. Le quali, a loro volta, non sono eterne perché, variando i quadri, ne riescono sconvolte.
I rapporti internazionali sono mutevoli
Basti pensare alle relazioni che l’Italia, dal Risorgimento in poi, ha avuto con Inghilterra, Francia, Austria e Germania. Mai lineari, anzi altalenando alleati e nemici.
Fu la guerra in Africa che, nel 1935, costituì di fatto le alleanze della Seconda guerra mondiale. Fino ad allora ci eravamo ritrovati con Francia e Inghilterra amiche e difendevamo l’Austria dai tedeschi.
Le cose cambiano e nessuno si sarebbe sognato di accusare Mussolini di aver tradito gli inglesi dopo che questi ci dichiararono fattualmente guerra con le Sanzioni per difendere la loro egemonia marittima.
In assenza d’intelligenza (purtroppo non si può definire la cosa altrimenti)
un’area ingessata ha fatto costantemente proprie le prese di posizione delle sue avanguardie, ma in modo acritico e fuori dal contesto, senza rendersi conto che non soltanto esse non erano più attuali, ma addirittura si erano talvolta trasformate nel loro opposto.
La Nato per esempio, accettata con intelligente variante autonomista nel 1949 da Filippo Anfuso e dal Msi, nel 1956 dimostrò che non si opponeva affatto ai russi ma che serviva sia questi ultimi che gli americani. Nel frattempo l’atlantismo era stato assimilato come difesa contro il comunismo, il che significò che i più non avevano colto nessuna delle due prese di posizione successive delle avanguardie ma si erano limitati a idolatrare un feticcio. Che poi presero ad odiare ma, ancora una volta, per le ragioni sbagliate. Ovvero perché avrebbe minacciato i russi. Mai successo, purtroppo.
Ma di feticci si tratta.
Idem per la Russia. Dal 1999 al 2008 essa scelse la via – probabilmente ingannevole – di cooperazione strategica con l’Europa. Allora che era sensato essere filorussi non avevo molta compagnia. Quando i russi hanno scelto nuovamente di stare con Jalta, di essere imperialisti, di odiare e di attaccare l’Europa, ecco che un certo numero di mal tolkienizzati li ha sostenuti contro la propria storia, il proprio sangue e il proprio destino.
Non cambia molto con l’Iran
Mio figlio mi prende in giro per la toppa che prendemmo ai tempi di Terza Posizione quando sostenemmo la rivoluzione islamica. A posteriori ha ragione, tuttavia quando è in atto una fase rivoluzionaria non si sa ancor bene dove vada a parare. Il primo attacco ai socialcomunisti a Milano nel 1919 avvenne al grido di “Viva Lenin!”. Fiume aprì relazioni con Mosca e Mussolini riconobbe il governo dell’Urss. Poi le cose cambiarono perché si vide cos’era il regime e cosa stava facendo.
Nel 1979 la risposta iraniana, in contemporanea con l’insurrezione popolare afghana contro i russi, poteva avere un avvenire diverso.
Bisogna puntualizzare
I nostri rapporti con la cricca degli ayatollah si aprirono e si chiusero immediatamente dopo. Dall’Ambasciata in primo luogo si permisero di farci la morale per il nostro errore di mettere al centro l’uomo e non la sua sottomissione al dio. In pratica ci accusarono di essere greci, romani, germani. Poi ci chiesero di raccogliere firme per l’estradizione dello Scià, al che la risposta fu durissima.
Infine venne pubblicata la prima legge di Khomeini che puniva l’omosessualità tenendo conto dei centimetri di penetrazione de del grado di parentela dei partners.
Io e te, aborigeno, che se dovemo dì?
Poi venne fuori la grande truffa. Si scoprì con lo scandalo detto Irangate che gli iraniani avevano attaccato l’Iraq, illusi di ottenere il sostegno sciita che non ebbero, con armi e soldi degli israeliani e degli americani e che rifornivano Tel Aviv del petrolio facendo fare uno scalo ad Amsterdam per salvare la faccia. (Tutti insieme contro i partner dell’Europa…).
Peraltro nella loro rovinosa guerra contro l’Iraq, gli ayatollah mandavano i bambini avanti ai soldati per avanzare sui campi minati. Tanto sarebbero stati graditi ad Allah! Intanto i soldati venivano risparmiati…
Si misero peraltro a infettare l’area mediorientale con fondamentalismi folli sui quali basavano il proprio imperialismo e la catena di guerre civili tra musulmani che, per reazione, avrebbero dato vita al salafismo e nutrito tutte le cause contro il panarabismo, il nazionalismo e il socialnazionalismo, minando – o contribuendo a minare – i governi che sostenevano l’Olp: iracheno, tunisino, libico.
Quando ce lo sbomballano con l’eliminazione di Soleimani, mai nessuno che ricordi che stava comunque in Iraq da imperialista e da complice del disatro iracheno!
L’hub araboisraeliano
Ora i rapporti sono cambiati, dal 2020 Israele è un hub energetico importante e la sua alleanza con i wahhabiti è dventata stretta. L’Iran adesso, come succede in ogni relazione tra compari, non serve più come prima. Salvo a tenere in scacco noi tramite il blocco dello Stretto di Hormuz creando anche le condizioni perché il pupazzo principale degli israeloamericani, la Russia, possa evitare il tracollo dovuto alla sua sconfitta politica e militare in Ucraìna che – qualunque sia la conclusione formale della sua penosa guerra – è oggettiva da tempo.
Per quale motivo si dovrebbe quindi essere solidali con quei farabutti?
Gente che, non dimentichiamolo, ha martoriato l’Ucraìna per anni con i suoi droni. Droni sulle genti europee forniti al partito di Jalta da dei fanatici commissari politici di una teocrazia del deserto.
Non provo nessun genere di solidarietà o simpatia per il regime di Teheran
Bene fa l’Europa – al netto delle buffonate di Sanchez e di chi ci è cascato – a cercare di stare lontana dal conflitto e di trovare vie di pacificazione perché alla fin fine tutte queste guerre colpiscono noi.
Non abbiamo purtroppo la forza politica e militare per fare la sola cosa che dovremmo fare come potenza: bombardare gli houthi che dallo Stretto di Hormuz colpiscono i nostri interessi e favoriscono quelli russoamericani.
Per il resto: che se la vedano tra loro. Non scelgo nessun bandito!

