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L’occhio del grande fratello

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Dall’Italia la sfida, che verrà sicuramente abbandonata, a Google Glass

La questione è nata quando Google – che circa un anno fa ha registrato i marchi Google Glass e Glass – si è accorta che nello scorso ottobre Francesco Giartosio ha registrato il marchio GlassUp.
Google ha registrato i propri marchi nella categoria Elettronica di consumo non potendolo fare nella categoria Abbigliamento dove Glass, ossia la parola inglese utilizzata per dire Occhiale, è considerata un termine generico e dunque non trasformabile in marchio. Tra l’Elettronica di consumo, invece, Glass non è considerato termine generico, e pertanto è trasformabile in marchioPer Giartosio, però, questo ragionamento non funziona ed è anzi pericoloso: entrambi i prodotti – i Google Glass e GlassUp – sono davvero degli occhiali e la labilità del confine, in questo caso, tra dispositivi elettronici e capi di abbigliamento rende problematica l’assegnazione di un marchio esclusivo.
In altre parole: dato che sia i Glass che i GlassUp sono occhiali, entrambi dovrebbero poter utilizzare il termine inglese generico che li identifica. Il termine Glass non dovrebbe poter essere concesso come marchio ad alcuno.
Google, ovviamente, è di avviso diverso: ritiene che il termine Glass le appartenga, e che nessun altro possa usarlo. Per questo nello scorso marzo ha chiesto a Giartosio di rinunciare a GlassUp, affermando che in caso contrario si sarebbe rivolta all’Ufficio Marchi, facendo opposizione.
Ci vorranno mesi prima che l’Ufficio Marchi prenda una decisione che è comunque figlia di una procedura amministrativa, non di una causa legale: entro la fine dell’anno si dovrebbe arrivare a una decisione.

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