lunedì 16 Febbraio 2026

Ma che ce frega ma che c’importa si l’oste ar vino c’ha messo l’acqua

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Il corpo principale degli eserciti romani era formato dai legionari, soldati di professione che svolgevano il ruolo basilare della fanteria. Essi erano in grado sia di combattere che di realizzare le fortezze, in cui giornalmente le truppe riposavano durante la notte.
Tra i principali compiti giornalieri di un legionario c’era anche quello di distribuire e produrre del cibo per sé e per i propri compagni, sfruttando le scorte che venivano consegnate e gelosamente monitorate da un ufficiale.
I legionari erano quindi in grado di produrre e consumare il proprio pasto in ogni luogo dell’impero e molte delle ricette usate dai soldati romani per sostentarsi sono note poiché si sono conservate fino ad oggi.
Tra le pietanze più comuni all’interno di un accampamento c’era una strana polenta, nota come Puls, che era prodotta a partire da farina, olio, latte e acqua. Aveva una consistenza un po’ disgustosa, all’inizio, ma secondo gli autori latini aveva un buon sapore, in particolare quando ci si trovava all’estremo nord e veniva servita calda.

I legionari erano anche molto abili nel produrre del pane e delle focacce a partire dalle loro ridotte scorte di graminacee. Non sempre però gli eserciti avevano il tempo necessario per cuocere il pane. In questo caso, i legionari erano soliti produrre delle scorte di Bucellatum, delle gallette salate che erano facili da preparare e molto più leggere.
Durante le loro esplorazioni, i legionari romani erano anche soliti cacciare qualsiasi tipologia di animale commestibile dai territori occupati, tanto che in determinate situazioni le truppe orientali furono colti dai loro ufficiali nel consumare delle specie esotiche, come cammelli e dromedari.
Relativamente alla carne di cavallo, sembra che i legionari preferissero di gran lunga non sacrificare i propri destrieri e che prediligessero di gran lunga digiunare, piuttosto che abbattere la cavalleria. Solo in casi estremi veniva contemplato all’interno dell’esercito il sacrificio di questi animali, ritenuti troppo importanti e intelligenti per finire nei menù.
I romani erano inoltre soliti raccogliere tutte le piante commestibili a disposizione e a consumare in fretta la frutta di stagione che era possibile prelevare in natura. Ciò ovviamente li esponeva ai pericoli, quando stavano esplorando un territorio sconosciuto, ma permetteva loro di ricavare energia a basso costo, senza dover allungare il percorso delle salmerie.

Più raramente, i soldati di frontiera potevano mangiare anche altri animali esotici, come fenicotteri o ippopotami, ma in questo caso i cuochi stavano molto attenti alle modalità di preparazione della carne.
Per quanto riguarda infine le bevande, le truppe romane erano solite bere acqua o vino annacquato, scegliendo oculatamente di bere alcolici più potenti quando non erano in servizio attivo. Le truppe romane in Germania e in Britannia, inoltre, entrarono spesso in contatto con la birra, la bevanda alcolica preferita dalle popolazioni celtiche, ma a differenza di quanto possa sembrare i romani non sembrarono apprezzare questa bevanda. A loro risultava troppo pesante e poco raffinata.

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