Dove meno te l’aspetti
Dopo averlo seppellito frettolosamente, in molti oggi riscoprono Marx e si avvedono che in molte cose è più attuale che mai. Ma non è di questo Marx che intendo parlare, né del marxismo autentico che, come non ho mai smesso di denunciare, rappresenta l’anima, l’ideologia e le prospettive di quello che viene definito capitalismo e in particolar modo del turboliberismo.
Non è a quel Marx, profeta della globalizzazione, che penso oggi ma all’altro: alla caricatura imbalsamata su cui si sono formati gli intellettuali e i quadri medio.bassi di quelle formazioni che hanno sempre creduto, spesso a torto, di essere l’esercito militante del suo pensiero.
I dispositivi dei professorini marxisti
Quei geni si sono proclamati scientifici, acuti, infallibili e hanno scassato gli zibidei a mezzo mondo sbandierando un sistema teorico e culturale molto elementare.
Esso si basava su di una lettura riduttiva e schematica della storia e della realtà, definita materialismo storico. Hanno poi ulteriormente irrigidito e svilito la percezione del reale mediante l’inserimento di uno schema duale assolutamente irriducibile in cui c’erano sempre i buoni (i proletari) e i cattivi (i borghesi).
La cuciture del materialismo storico e della lotta di classe hanno però prodotto un’interpretazione paranoica e settoriale della realtà che si voleva onnicomprensiva e si presentava come scientifica.
Tutto quanto fuoriusciva dagli schemi veniva ignorato, disprezzato o forzato per farcelo rientrare a qualunque costo. Ed ecco come e perché i “rivoluzionari” marxisti, quando non siano stati aiutati e portati per mano dai banchieri e dagli industriali, hanno sempre fallito qualunque appuntamento: perché del reale, che credevano di avere inquadrato scientificamente, non capivano un tubo e puntualmente scappava loro di mano rendendoli frustrati e rabbiosi.
Fronte al fallimento continuo e puntuale, malgrado l’egemonia culturale e la predominanza di mezzi di cui erano in possesso, gli araldi scientifici della rivoluzione se la cavavano con un’affermazione fideistica: il sistema sarebbe crollato da sé sotto le sue contraddizioni e avrebbe prodotto l’insorgere dei proletari di tutto il mondo che avrebbero instaurato, dopodomani forse, fra mille anni di sicuro, il paradiso comunista.
Di fronte a questo paradigma culturale e ideologico, il reale, il buon senso, il geniale, il normale, tutto quanto, spariva, veniva messo al bando, denigrato, demonizzato, calunniato o rimosso.
Inoltre, presi da queste elucubrazioni pelose, quelli lì si trinceravano dietro barbe incolte, occhiali spessi, e producevano denti ingialliti, sguardi metallici e perfidi, ma di una perfidia obliqua, affidata per delega al divenire storico.
Arroganti, presuntuosi, sprezzanti, vomitavano scomuniche e sentenze nei confronti di tutti coloro che non rispondevano ai loro schemini e andavano puntualmente sulle palle a tutti.
Frustrati e rabbiosi erano e continuarono ad essere per tutta la vita.
Eccoli tra noi
Che c’entra direte voi?
C’entra perché quanto accade in Ucraìna ha mostrato sui social network in cosa è evoluta la cosiddetta “area” che qualcuno continua a dire di voler riunire.
Non tutta questa presunta area, ovviamente, si è ridotta così, ma certi segnali sono significativi anche se sono espressi da degli illustri nessuno. Perché la gente intelligente è modesta e pudica e perciò sulle bacheche e nei forum i commenti li postano solo poche persone qualificate, di solito lo fanno quelli che hanno confidenza con il titolare del profilo, altrimenti, fatto salvo qualche raro spirito inquieto, sono soprattutto gli imbecilli che commentano per sentirsi vivi e per farsi notare.
Errato sarebbe, quindi, basarsi esclusivamente su quel che affiora dalla democrazia esibizionistica dell’insulto e degli ombelichi; tenerlo però in conto come termometro di certe evoluzioni è corretto.
E cosa ne esce fuori?
L’area “evolvendo” è approdata ad una chiave di lettura che ritiene infallibile e scientifica, una chiave totalmente materialistica che non è né potrebbe mai essere sufficiente e onnicomprensiva a meno di farne un dogma, com’è in effetti avvenuto. Questa nuova verginità della Madonna si chiama, oggi Geopolitica.
Poco conta il fatto che di essa quasi nessuno di quelli che ne parlano con disinvoltura abbia altro che qualche erudizione elementare e un’interpretazione semplicistica e approssimativa.
Geopolitica come dogma e idolo contiene tutto, spiega tutto e cancella ogni altra cosa.
E tanto chiunque quanto qualunque cosa non rientri appieno nei canoni attribuiti a questa divinità scientifica, va rimosso, calunniato, eliminato, schiacciato. Soprattutto fa fremere i nervi perché, come accadeva ai pelosi marxisti, mette in difficoltà le verità prefabbricate e le prospettive storiche scritte su di un manualetto.
Ma non basta, i frutti dell’evoluzione dell’area non sono solo materialisti riduttivi, sono anche dualisti. Non più e non tanto per i proletari contro i borghesi ma per l’est contro l’ovest. Che è qualcosa di molto simile, come schema, a proletari contro borghesi.
Loro, che sono borghesi e occidentali, fanno come i professorini marxisti d’antan: si considerano esotici proprio come quelli si credevano proletari.
E così, come quelli non erano in grado di capire gli intrecci sociali, l’interrelazione, l’interclassismo, la complessità e la semplicità, parimenti fan loro, sia sul piano sociale ed economico che su quello diplomatico, energetico e di politica tout court.
Fanno definitivamente scopa nello schema degli imbecilli intelligenti perché anch’essi credono nell’imminente o quantomeno inevitabile implosione del sistema e nella vittoria finale delle forze anti-occidentali. Quali che siano e cosa rappresentino queste forze poi è secondario; perché non si deve ragionare con i canoni di Haushofer e Schmitt, anche se li citano a iosa, ma in quelli più consoni di Freud e di Reich. Che no, non è il Terzo… Anzi il Terzo, avendo avuto conflitti a est, probabilmente lo condannerebbero geopoliticamente. Roba da scomunica.
Esito scontato
In fin dei conti, esattamente come i loro più grandi fratelli barbuti, mancano ogni occasione storica e ogni qual volta se ne presenti una la ricoprono di anatemi, di condanne scientifiche e illuminate. Impongono l’arroganza testacchiona su tutto quel che vive e, siccome non ce la fanno comunque a cancellare il reale, sfogano in una rabbia incontenibile la loro frustrazione.
Pensavamo che la vita avesse avuto giustizia di questo genere distorsioni; niente affatto, le abbiamo accolte noi, sempre pronti a raccattare tutto quello che viene scartato dagli altri.
Marx è straordinariamente attuale nel sistema ma la sua caricatura lo è tra molti nell’estrema destra.
Un temine che ovviamente i nostri bravi evoluti rifiuteranno ma che psicoattitudinariamente li categorizza perfettamente.
Questa è la morale della favola per quanto concerne questo settore di tifo sulla vicenda ucraìna e che prescinde del tutto dalla direzione in cui il tifo sia stato indirizzato.
E’ la manifestazione di una regressione mentale, spirituale, culturale e antropologica da parte di tanti che si raffigurano un fascismo o un nazionalismo o un socialnazionalismo alla carta, ovvero ordinato sul menu, con la logica del consumatore, con il gusto dell’esibizionista e con il morbo della democrazia compiuta. Quella che nasce laddove s’ignorano i canoni tutti: valoriali, qualitativi e del buon senso. Dove l’alto e il basso, il sangue e la bava, l’esempio e il capriccio, il dovere e la rivendicazione di un presunto diritto sono assolutamente uguali e indistinti, confusi tra loro e non hanno alcun senso in sé. Laddove gerarchia è un pregiudizio lontano, perduto nel tempo, insieme con gli uomini e con le idee. Che oggi sono, invece, pareri. E sono pareri che pretendono di annullare, di abbassare, di cancellare gli esempi, le esperienze e le idee, perché tutto vogliono meno che essere messi in discussione. D’altra parte non serve: ci sono i dogmi scientifici da manualetto che li rendono inattaccabili e impermeabili dalla vita che scorre accanto senza essere mai colta. Come accadeva ai professorini marxisti che però, i tempi lo imponevano, dovevano studiare un po’ di più per esporre le loro astrazioni infelici.
