E il Presidente detta Repubblica difende il suo partito ma scarica la Nazione
E’ notizia di pochi giorni fa: l’esimio Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è’ intervenuto riguardo alla vicenda “Monte Paschi di Siena”.
Nella fattispecie, il citato Presidente, ha auspicato una maggiore attenzione e morigeratezza, da parte degli addetti ai lavori, nel riportare le vicende della banca senese.
Sembrerebbe, il condizionale è d’obbligo in questi casi, che i mercati reagirebbero male o sarebbero “turbati” dai continui scoop sul malaffare che coinvolgerebbe tutto il top-management di MPS.
Nel ricordare il ruolo e la storia della Banca, ovviamente, si è volutamente sensibilizzato il futuro delle migliaia di lavoratori alle dipendenze dello stesso Istituto di credito. Allo stesso tempo, si è gettata una “cortina fumogena” circa le responsabilità politiche, in questo caso pare superfluo ricostruire/ricordare, che hanno e continueranno a condizionare le nomine manageriali della Banca.
Peccato che la stessa sensibilità, non si sia ravvisata per le vicende che vedono coinvolta la Finmeccanica.
Una menzione particolare va all’azienda di piazza Monte Grappa per dimensione, l’eccellenza (comprovata dai risultati raggiunti) del famoso Made in Italy – nel comparto difesa -, le centinaia di dipendenti, l’indotto che il sistema ha creato e d’ultimo, ma non meno importante, il fatto che Finmeccanica è una delle non poche aziende di Stato non classificabile come “carrozzone”.
In poche parole, l’Azienda (veramente in questo caso con l’a maiuscola) che ha messo in riga i principali competitor internazionali.
Peccato dicevamo, veramente peccato. L’ennesima dimostrazione di microscopica lungimiranza politica e assenza di managerialità.
Se da un lato non possiamo giustificare eventuali pratiche di arricchimento personale o logiche di spartizione di “commissioni”, dall’altro lato non si può che stigmatizzare una gestione superficiale del caso. Il risalto mediatico (si in questo caso) ha minato e incrinato la credibilità dell’azienda; il responso dei “mercati” è stato deleterio: da una parte, a piazza affari, il titolo ha perduto la capacità di attrarre investitori (il ribasso della quotazione in borsa, questo significa), dall’altra le commesse sono a rischio di rinegoziazione da parte dei Paesi committenti, se non nel peggiore dei casi, di revoca.
Il danno economico, a breve termine, ed d’immagine, a lungo termine, saranno un duro colpo dal quale risollevarsi.
A questi scenari reali va aggiunto uno di “fanta-politica-economica”: le commesse perdute o revocate saranno oggetto d’interesse da parte di quei competitor di cui sopra; la stessa Finmeccanica, persa la solidità economica, potrebbe diventare – direttamente lei o le sue singole controllate- un'”azienda spezzatino” sulla quale esercitare interessi d’acquisto.
Perderemmo così in un sol colpo uno degli ultimi bastioni di sovranità nazionale e uno tra i migliori Corporate al mondo.
In conclusione, tanto per rifarci agli antichi, ogni città lavava i propri “panni sporchi” nei rispettivi fiumi: i fiorentini nell’Arno, i romani nel Tevere, i milanesi nei navigli, ecc. e chi non aveva un fiume a mare…
Ancora una volta, purtroppo a discapito dell’interesse nazionale, preferiamo buttare l’acqua sporca con tutto il bambino dentro.
