I totem primordiali tornano quando regnano iene e sciacalli
«Trent’anni fa erano pochi, odiati e perseguitati. Oggi i grandi predatori sono di nuovo, in Italia, una splendida e per molti inattesa realtà». I lupi sono 4-500, gli orsi un centinaio, mentre è tornata a riaffacciarsi la lince. I nuovi rapporti e censimenti del Centro studi ecologici appenninici confermano le tendenze al rialzo dei grandi carnivori: è quanto scrive il direttore del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, Franco Tassi, nel numero speciale di Panda in occasione dei 35 anni del Wwf Italia.
«È una realtà che ci porta a livelli d’avanguardia sul piano internazionale, e che altri Paesi ben più progrediti in altri settori tentano ora d’imitare», conclude Tassi. Molto del merito va alle campagne, anche culturali, del movimento ambientalista ed alla spinta propulsiva data dai parchi nazionali.
Ecco l’ attuale situazione dei tre carnivori nel Belpaese.
ORSO BRUNO – Trent’anni fa erano presenti in Italia due nuclei ben distinti. Quello alpino, confinato nel territorio del proposto Parco dell’Adamello, ridotto a meno d’una decina di individui condannati al declino. E quello marsicano, concentrato nel piccolo Parco Nazionale d’Abruzzo (30 mila ettari) e nelle sue zone limitrofe, con circa 60-80 esemplari fortemente minacciati da caccia e bracconaggio, tagli boschivi, strade, impianti sciistici e speculazione edilizia.
Oggi la popolazione appenninica si aggira intorno ai 100 individui e, grazie alla protezione attiva del Parco, costituisce la popolazione europea in più forte ripresa. «La floridezza dell’orso marsicano, confermata dalle recenti ricerche scientifiche del Centro studi ecologici appenninici – dice Tassi – è dimostrata anche da molteplici ‘indici’, quali la frequenza dell’avvistamento di orsi ben più confidenti che non in passato, presenza di varie femmine con 3 piccoli, esistenza d’un consistente nucleo di femmine adulte ‘riproduttricì solidamente arroccate nel Parco, abbondanza di esemplari ‘pionierì, soprattutto giovani maschi, che tendono a colonizzare le zone limitrofe». Ben diversa è la condizione del nucleo alpino, in difficoltà malgrado gli sforzi per preservarlo (5 nuovi esemplari liberati importati dalla Slovenia) e nonostante l’apporto sporadico di individui originari della Slovenia, ma penetrati attraverso l’Austria. La mancanza di riproduzioni regolari, insieme a vari fattori limitanti di carattere ambientale, fa temere seriamente la perdita imminente di uno stabile nucleo di orso alpino in Italia.
LUPO APPENNINICO – «Quello del lupo appenninico costituisce un caso unico di riespansione territoriale e di straordinario successo culturale. C’erano meno di 300 lupi in Italia, e forse appena 6 o 7 nel Parco nazionale d’Abruzzo. Vittime di accanite e spietate persecuzioni, sarebbero scesi nel giro di qualche anno a un centinaio: ma proprio allora, nel 1970, Wwf e Parco elaboravano insieme l’ ‘Operazione San Francesco’, scrive Tassi. Oggi il lupo ha addirittura valicato le Alpi colonizzando il Parco nazionale del Mercantour, in Francia, risalendo poi la catena alpina e penetrando in Svizzera, e raggiungendo infine, qualche mese fa, anche il Parco nazionale dello Stelvio.
LA LINCE – Che un ritorno progressivo della lince si sia verificato, negli ultimi decenni, dalla Slovenia attraverso l’Istria ed il Tarvisio, è, secondo Tassi, sicuramente dimostrato. C’è addirittura chi ritiene che in realtà nuclei relitti assai ridotti di tale felino abbiano potuto conservarsi in alcune zone montane particolarmente remote e segregate, tanto delle Alpi Occidentali ed Orientali che dell’Appennino. «E, del resto, sarebbe davvero arduo spiegare la presenza sicura della lince nei Parchi d’Abruzzo (e quella probabile, ma da confermare, in alcune zone della Calabria e della Basilicata per il momento tenute segrete), con una sua fulminea discesa attraverso l’intera penisola», conclude il direttore del Parco nazionale d’Abruzzo, dove sono in corso ricerche e studi su questo felino.
