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Ministri e banchieri

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Un nuovo strappo sostanziale con la linea Berlusconi

 

Due anime si confrontano, all’interno del ministero dell’Economia, sul tema della proprietà di Banca d’Italia: un confronto pacato e cavilloso, non certo sostanzialista né acceso, visti i tempi. Eppure un confronto serrato: quella istituzionalista e gradualista rappresentata dal neo-ministro Vittorio Grilli, e quella più movimentista incarnata dal sottosegretario Gianfranco Polillo. Grilli è contrario a cambiare le cose, Polillo, e dietro di lui molti altri opinion-leader, spinge affinché si cambi.

Inutile dire che la partita è vinta a tavolino dal ministro sul Sottosegretario: ma solo al primo round, perché nel prosieguo gli equilibri potrebbe cambiare. Di che si tratta? La sostanza riguarda l’abrogazione ufficiale della legge del 2005 con cui il governo Berlusconi, ministro dell’Economia Giulio Tremonti, direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, stabilì che la proprietà del capitale di Bankitalia avrebbe dovuto passare dalle banche che attualmente la detengono allo Stato. Quella legge è rimasta lettera morta perché di lì a poco la legislatura terminò e questo avvenne prima che venisse promulgato il controverso regolamento d’attuazione.

Ora le banche, sia attraverso l’Acri che attraverso l’Abi, rivendicano a gran voce l’abrogazione ufficiale della legge per arrivare a una successiva rivalutazione contabile delle loro quote di capitale in Banca d’Italia, che apporterebbe loro circa 10 miliardi di nuovo patrimonio “di vigilanza” (quello che Basilea 3 conteggia ne famosi ratio e rappresenta quindi una base per poter erogare nuovo credito).

Berlusconi insomma ne commise di grosse: amicizia con Putin, aperture ad est, calmierato dell’immigrazione, sfida ai giudici, concorrenza a Usa e Israele sui gasdotti e addirittura la pretesa di rinazionalizzare Banca Italia.
Per fortuna ce ne siamo liberati: osava perfino preferire le femmine ai trans.


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