Ecco come ci hanno resi competitivi
Più che bianco, sarà in bianco il Natale dei 105 dipendenti di Darty: il colosso francese dell’elettronica di consumo ha
infatti deciso di chiudere i battenti in Italia, dopo 8 anni di attività, cedendo i suoi 20 punti vendita a Dps-Trony e
lasciando a casa lavoratori e lavoratrici della sede di Paderno Dugnano, nel milanese.
Una notizia che ha lasciato tutti atterriti, soprattutto perchè a ridosso delle festività natalizie, provocando uno stato di
agitazione generale da parte dei sindacati e che continuerà finchè le due aziende non trovino una soluzione alternativa al
licenziamento collettivo.
La decisione di chiudere ed abbandonare l’Italia sarebbe stata suggerita dagli analisti finanzari di Ubs, per evitare ulteriori
perdite del titolo in Borsa alla Kesa Electricals, proprietaria del brand francese, nonostante la vendita della catena
Comet nel Regno Unito lo scorso anno.
Lo aveva dichiarato ad aprile il quotidiano inglese The Telegraph anche in seguito alla chiusura – solo nel febbraio 2012 –
di 4 negozi a Brescia, Busnago, Moncalieri e Voghera, giustificata dal retailer come un “processo di razionalizzazione delle
proprie location”.
A giugno era poi stata la volta del punto vendita di Padova, lasciando i dipendenti disoccupati da un giorno all’altro e senza
la possibilità di godere dei tradizionali ammortizzatori sociali che vengono utilizzati in genere dalle medie e grandi
aziende dei settori produttivi.
Una chiusura necessaria secondo gli analisti: le perdite previste in Italia nei prossimi 3 anni avrebbero raggiunto quota
45milioni di euro e “le difficili condizioni macroeconomiche e le misure di austerità da intraprendere in Italia – dice Ubs –
fanno pensare ad un ulteriore limitazione della domanda nel corso dei prossimi anni”.
Il processo di razionalizzazione non è stato però sufficiente, così la decisione di siglare un accordo di partnership con il
gruppo italiano Dps Group, che prevede entro febbraio prossimo il passaggio dei 20 negozi – posizionati principalmente
nel nord Italia tra Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna e Veneto – sotto l’insegna Trony. Con il conseguente
licenziamento in tronco di tutti i dipendenti Darty Italia: il contratto prevede infatti che, a differenza degli addetti dei
negozi, i vecchi dipendenti non saranno integrati in Dps.
Darty non è il solo colosso appartenente al mondo del Gdo (Grande distribuzione organizzata) a sentire il peso della
recessione economica. La crisi, infatti, ha ridotto i consumi, influendo negativamente sui fatturati e peggiorando la
redditività. Dati recenti di settore dimostrano infatti come dal 2005 al 2011 il 64% delle imprese italiane presenti una
struttura finanziaria “a rischio” o “vulnerabile”, in aumento del 3% rispetto al 2005. Un peggioramento del settore che
ha riguardato sia le imprese minori che quelle di più grandi dimensioni.
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Tra le ultime, il gruppo Giacomo Konz, attivo nella distribuzione organizzata di prodotti alimentari dal 1857 e operativo
in Toscana, Umbria ed alto Lazio. Ad ottobre l’azienda ha sottoscritto un contratto di solidarietà che impegna le
maestranze a ridurre l’orario di lavoro del 40%, oltre alla ricerca di nuovi soci finanziatori per attenuare la crisi.
Dall’abbandono del mercato poco redditizio al franchising, fino alla ristrutturazione delle filiali in difficoltà, sono queste
le differenti strategie che le aziende attuano per non essere schiacciate dalla crisi. Prospettive che hanno forti
ripercussioni sì sul mercato finanziario, ma soprattutto sul mondo del lavoro.
