
In Italia conviene esser nomadi
Quanto i Comuni aumenteranno le quote base.
Con la seconda rata alle porte, si torna a parlare di IMU. E se consideriamo che circa otto Comuni su dieci hanno aumentato o sono in procinto di aumentare la quota base della nuova imposta, lo scenario si fa sempre più nero.
Secondo uno studio condotto dal Sole24Ore su più di 80 capoluoghi di provincia, infatti, i consigli comunali hanno messo mano alle aliquote locali IMU puntando al rialzo e colpendo soprattutto le imprese e chi possiede case affittate. In particolare, dette percentuali fissate dai Comuni troveranno applicazione già a partire dal saldo finale del 17 dicembre, anche se fino al 31 ottobre i sindaci hanno ancora la possibilità di un cambiamento dell’ultimo minuto.
In ogni caso, le esigenze di cassa degli enti locali si sono fatte sentire. Sempre secondo il Sole24Ore, l’aliquota media rilevata si attesta infatti intorno allo 0,95%: un valore nettamente superiore rispetto allo 0,76% indicato dallo stesso decreto Salva Italia quasi un anno fa. In un certo senso “graziata” risulta invece essere la prima casa; per lei l’aliquota media si blocca allo 0,44%, di poco superiore alla soglia base di 0,4%. Per quanto riguarda poi le seconde case sfitte la media è pari allo 0,99%, anche se circa la metà dei capoluoghi presi in esame ha adottato il tetto massimo del prelievo, e cioè l’1,6%. A queste condizioni, lo spazio di manovra per eventuali aumenti della detrazione di 200 euro o riduzioni delle aliquote per le case affittate a canone libero, appare dunque assai ristretto.
Infine, soffermandoci un attimo sulle seconde case, da una stima effettuata dalla Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro emerge che, confrontando l’ICI con l’IMU, rispetto all’anno scorso il carico fiscale è più che raddoppiato. Prendendo in considerazione i capoluoghi regionali, tale incremento è stato infatti pari al 107%, arrivando al 204% ad Aosta e al 140% a Bologna, Genova, Firenze, Milano e Roma.

