Il sangue dei valorosi e dei martiri permise che tornasse a ridere la primavera.
Nata, questa, sulle braci dell’eroismo, e sul sentimento del sindacalismo rivoluzionario che, benché impersonato in fronti opposti da anarchici, falangisti e jons (e da eroi assassinati all’inizio della guerra civile, quali José Antonio Primo de Rivera, Buenaventura Durruti e Ramiro Ledesma Ramos) rappresentò il fiume carsico di un impianto poderoso. Un’architettura che avrebbe rifiutato capitalismo e democrazia parlamentare rappresentando un sogno embrionale che avrebbe conosciuto ben altro destino se non avesse dovuto confrontarsi con la guerra mondiale dapprima e con la sconfitta dei popoli, delle nazioni, della socialità e delle libertà subito dopo.
Se non avesse dovuto convivere, insomma, con l’avvento su scala internazionale del potere del crimine organizzato, delle mafie e delle associazioni a delinquere contro cui el pronunciamiento nacional aveva avuto luogo nel luglio 1936 e sarebbe continuato fino all’aprile 1939 e contro cui anarchici, libertari e obreristi avrebbero dovuto scontrarsi, perdendo con un gran contributo di sangue, all’interno del loro bando, il repubblicano, nel pieno di una guerra civile all’interno della guerra civile.
