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Non è solo il paese dei cachi

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C’è un’Italia che tarda a morire

 

 

La rappresentativa italiana ha svolto delle Olimpiadi più che decorose. Stesso numero di medaglie di Pechino (28), stesso numero di ori (8) e solo un lievissimo dato di regressione (10 argenti e 10 bronzi in Cina, 9 ori e 11 bronzi a Londra). Nella classifica generale però l’Italia progredisce perché guadagna un posto (da nona ad ottava), il che è inorgogliente.

Si noti che l’Italia è comunque molto meno organizzata e finanziata rispetto a tante rivali (Usa, Cina, Corea, Francia, Russia, Gran Bretagna, Australia, Giappone ecc) e che, ancora una volta, si piazza prima tra color che debbono improvvisare. E sfida i colossi
Sono i soli contro tutti, quelli che non godono di finanziamenti e di sostegni, quelli che debbono arrangiarsi, i nostri atleti vincenti.
Le discipline più sostenute (calcio, ciclismo, pallacanestro ecc) non ci danno soddisfazioni; ce le danno  invece quelle di sofferenza e, come hanno infine colto un po’ tutti, le discipline di guerra (tiro, scherma, arco, pugilato, arti marziali).

Magnifiche le donne, e anche questo è un segno dei tempi. Determinato di certo dall’emancipazione femminile, come comprovano le esperienze di avanguardia italiane e tedesche di prima della guerra, ma anche dal calo generale di virilità che fa sì che, oggi più che mai, le palle siano spesso le donne a tirarle fuori.
Come la Vezzali e la Idem per intenderci.

Fatto sta che nella totale disfatta sociale, culturale, economica ed esistenziale della nostra Nazione, scivolata a Paese, qualcosa ancora siamo in grado di dimostrare.
Malgrado Napolitano, malgrado Draghi, malgrado Monti, malgrado Passera, malgrado Grilli, malgrado la Fornero, malgrado Abate, malgrado Prandelli, c’è un’Italia che non accenna ancora a morire.

 

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