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Oltre 245 milioni anni dopo

Il fossile di austronaga minuta

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In Cina

Un piccolo rettile marino che nuotava negli antichi mari del Triassico, ai tempi in cui tutti i continenti erano uniti nella Pangea, ha permesso ad alcuni paleontologi di compiere una delle più importanti scoperte scientifiche legate a questi animali degli ultimi cinquant’anni.
A distanza di circa 245 milioni di anni dalla sua scomparsa, il suo corpo è giunto fino ai giorni nostri in uno stato di conservazione così straordinario da custodire non solo lo scheletro quasi completo, ma anche gran parte degli organi interni.
Si tratta di una scoperta rarissima che permette agli scienziati di osservare direttamente come fosse organizzato l’apparato digerente di un rettile vissuto in un’epoca remotissima della storia della Terra.

Il fossile di Austronaga minuta
L’esemplare apparteneva alla specie Austronaga minuta, una piccola specie marina rinvenuta nella formazione geologica di Guanling, nella provincia cinese dello Yunnan, la cui analisi è stata pubblicata sulla rivista Science Advances.
Il fossile dell’animale è lungo appena una sessantina di centimetri, eppure ci permette di comprendere chi popolava le acque calde dell’antico Mare della Tetide.

Un apparato digerente conservato in modo eccezionale
Oltre allo scheletro articolato, i ricercatori sono riusciti a distinguere chiaramente lo stomaco, il fegato e l’intestino.
Secondo gli autori dello studio, si tratta del più antico esempio conosciuto di apparato digerente quasi completamente preservato in un rettile.
L’analisi ha mostrato che, nonostante il corpo fosse perfettamente adattato alla vita acquatica, con arti trasformati in pinne, una lunga coda muscolosa e un collo affusolato utile per inseguire le prede, il sistema digestivo era sorprendentemente semplice.
Lo stomaco non presentava compartimenti specializzati come quelli osservabili in rettili più evoluti, mentre l’intestino aveva una struttura lineare e poco complessa.
All’interno dell’intestino posteriore sono state inoltre individuate minuscole scaglie di pesce, una prova diretta della sua dieta. Ancora più sorprendente è il fatto che il fegato conservi tuttora una tenue colorazione rossastra, dettaglio che testimonia quanto eccezionali siano state le condizioni di fossilizzazione.
Sebbene il suo aspetto ricordi quello di un piccolo plesiosauro, Austronaga apparteneva a un gruppo evolutivo differente. Gli studiosi ritengono che conducesse una vita quasi interamente acquatica e che probabilmente frequentasse soprattutto le acque costiere, evitando il mare aperto dove dominavano grandi predatori come gli ittiosauri.

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