Estetica e richiami sottili
Plissè, nome francese. Ma le pieghettature dei capi di abbigliamento e di moda hanno un’origine antichissima, che affonda nel Medio Neolitico. L’estetica nel vestiario, dicono gli esperti, è infatti un pallino dell’uomo da ottomila anni. E proprio per le prime tracce di questa lavorazione sartoriale tutta onde e pieghe si può andare così in là, sbarcando in Sardegna. “Un’onda” che non si è più fermata, attraversando l’isola nel periodo nuragico, romano e dei secoli successivi. “Il tema del piegare fibre vegetali e animali compare nel Mediterraneo e in Sardegna precocemente”, conferma Maria Antonietta Mongiu, archeologa, componente del cda dei Musei nazionali di Cagliari, presentando il progetto “Plissè Semper Plissè”.
Il fascino e il mistero del plissè
“C’è un filo rosso che ci riporta a ottomila anni fa – continua Mongiu, – documentata in reperti, in tal senso, assai referenziati attraverso una cultura materiale molto elaborata, che attraversa tutta la vicenda linguistica, estetica, tecnologica, merceologica, fino alla contemporaneità del Mediterraneo e dei continenti che lo riguardano”. Dal Neolitico all’Età del Bronzo, dunque, e poi dall’orientalizzante all’arte greca e romana, alla cultura bizantina e araba e spagnola fino ai grandi stilisti di oggi.
Le tecniche del plissè
Quel modo cioè artificiale e antinaturale di piegare fibre vegetali e animali, è una delle prime manifestazioni di un’estetica che oltrepassa l’essenzialità della linea. Il tema del piegare fibre vegetali e animali compare nel Mediterraneo e in Sardegna precocemente. “Il plissè ha avuto in particolare in Sardegna un terreno fertilissimo come accadeva in altre coeve civiltà del Mediterraneo – sottolinea Alessandro Lai, costumista e storico del costume, cagliaritano che vive a Roma e che ha firmato i costumi di film, serie televisive e opere liriche. – La complicazione di questo tipo di lavorazione non ha mai dissuaso nessuno a smettere con questa tipologia: tutto questo attribuisce al plissè un alone di fascino e di mistero”.
Il plissè archeologico
E tra le pieghettature delle gonne c’è, come detto, nel tempo, molta Sardegna. Trecento pieghe nel costume di Gavoi, addirittura seicento a Fonni. Anche l’Idolo di Decimoputzu, reperto archeologico rinvenuto in località Su cungiau de Marcu, che rappresenta una figura stilizzata con braccia piegate al busto, conservato nel Museo Archeologico di Cagliari, mostra fieramente il suo plissè.
Al centro del progetto “Plissè Semper Plissè” c’è una sezione espositiva, dal 15 dicembre, alla Cittadella dei Musei di Cagliari, che si avvale di importanti prestiti da parte di istituzioni di rilievo internazionale come la Fondazione Cappucci con pezzi unici disegnati da Roberto Cappucci. Partecipano anche l’Archivio Max Mara, l’Archivio della Collezione Tirelli Trappetti, con il costume originale disegnato e realizzato da Piero Tosi per Maria Callas, interprete del film Medea di Pier Paolo Pasolini, la Modateca Deanna, gli Archivi di ricerca Mazzini. La Sardegna è ben rappresentata da tre talenti: Angelo Figus, Antonio Marras, Luciano Bonino, e da alcuni manufatti rari dell’Arciconfraternita dei Genovesi, tre cotte del Settecento e un rocchetto della fine del Seicento.
A questi si aggiungono materiali tessili conservati delle collezioni dell’Isre, l’Istituto superiore regionale etnografico. Il progetto Plissè Semper Plissè, in programma nei prossimi mesi, prevede anche un vasto programma di eventi collaterali, convegni e attività didattico-laboratoriali, installazioni che coinvolgeranno studiosi di diversi settori, compresi esponenti del mondo della moda, del design e della ricerca tessile, oltre che i rappresentanti delle Fondazioni coinvolte.

