Era l’estate in cui a Castiglioncello girarono “Il sorpasso”, con Gassman, Trintignan e Catherine Spaak, ma era anche l’anno in cui “a Saint-Tropez la luna si alzava con te e ballava il twist”. Passò di lì per una serata quello che tutti consideravano un mostro sacro, Peppino di Capri.
Per me, che villeggiavo (come si diceva allora) in quella località marina della Toscana, egli era un vecchio, come tutti gli adulti. Ho scoperto poi che allora non aveva ancora compiuto 23 anni.
Praticamente dalla mia infanzia fino ad oggi c’è stato sempre in sottofondo uno straordinariamente mutevole Peppino di Capri, che ha cambiato più volte stile, sempre con molto estro e grande professionalità. Innovatore, modernissimo, si ripropose in varia veste anche dopo l’esplosione dei beat e della musica elettronica e con successo.
Ma non è di questo che voglio parlarvi.
Tempo fa qualcuno – forse Benizzi Ferrini, ma non ci giuro – mi raccontò che da giovane, il cantante caprese andò a trovare più volte Donna Rachele ad Ischia, e probabilmente anche la figlia Edda, che aveva una casa a Capri. Possibile? Sì. E dopo qualche giorno di ricerca devo ringraziare Curzio Vivarelli per avermi fornito la chiave per capire come mai ciò possa essere accaduto.
Donna Rachele visse in una sorta di soggiorno coatto ad Ischia dal 1945 al 1957. Percepiva una pensione piuttosto grama, ma era amata dagli isolani, sia capresi che ischitani. Che non solo le offrivano pesce, frutti di mare e formaggi ma che, quando aveva bisogno di qualche lavoretto si facevano in quattro per svolgerlo e poi, al momento di essere pagati, sparivano per non incassare. Un po’ come la storia della maestra in Don Camillo.
Nulla di strano quindi che Peppino di Capri andasse a trovare Donna Rachele e che, magari, le cantasse le sue canzoni. Non era necessario essere fascisti per farlo: a quei tempi il rispetto reciproco si sapeva cosa fosse e, comunque, l’amore per la moglie del Duce era diffuso e trasversale.
C’è però, forse, qualcosa di più. Con la sua passione per i motori e le macchine fuori serie, Peppino di Capri era diventato molto amico del fascistissimo Enzo Ferrari e di Ferruccio Lamborghini che, a Creta, nel 1943 aveva scelto di non tradire la patria e di non seguire il re fuggiasco alla corte degli invasori angloamericani. Qualsiasi fosse l’orientamento politico del giovane cantante, le sue principali amicizie erano molto, ma molto, vicine a Donna Rachele.
Mi piace ricordarlo così, insieme a quei giganti e a quella grande donna.
A prescindere da cosa votasse, che non è dato sapere, quel modo di essere e di fare resta gigantesco.
Era, ribadisco, un’altra epoca. A Roma, alla Casina dei Pini, a Villa Massimo, giocavano a carte insieme Giorgio Almirante, il comunista Eduardo De Filippo e vari registi del cinema realista. E questo lo so perché con loro giocavano anche i miei genitori.
C’era uno slancio verso il futuro che non era prigioniero dell’odio e del rancore.
Era quell’Italia bellissima e perfino educata che bene hanno rappresentato sugli schermi Ugo Tognazzi, Raimondo Vianello, Walter Chiari, Mario Carotenuto. Oddio, è vero che parliamo di tutta gente che nel 1943 aveva scelto la RSI…
Però, diciamo che era qualcosa di più ampio e di meno microcefalo di oggi, abbastanza trasversale.
Era un’Italia che voleva ricostruirsi dopo la guerra e confidava nel futuro.
Purtroppo però era ostaggio di una classe politica corrotta e meschina che è stata una prerogativa nazionale fin dal 1861 con ben poche eccezioni personali e una sola eccezione temporale oggettiva che si colloca tra le due guerre mondiali.
Alla prima Italia corrispondeva, come anima, stile e comportamenti, Peppino di Capri e il suo legame alla Guareschi con Donna Rachele ne è un esempio garbato, onesto e silenzioso.
E se oggi non si usa più – o non si usa ancora – comportarsi così, ragion di più dobbiamo rendergli omaggio
Champagne!
