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Per rilanciare non per reagire

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L’occasione offerta dal referendum greco

Il referendum greco ha aperto una crepa, un varco nel quale si possono innestare forze sane ed orientate verso una vera unificazione europea.

Al netto delle furbate di Tsipras che ha giocato questa carta, per avere uno spazio di manovra in piu’ da giocarsi con la Troika ed uscire dall’impasse, il referendum, che non pone il quesito sulla permanenza o meno della Grecia nella moneta unica ma su come trattare con i creditori, pone delle premesse politicamente interessanti.

Alba Dorata che giustamente ha votato in quest’ottica per il referendum, anche se ne critica l’impostazione di fondo, e cioe’ il limitarsi a richiedere una maggiore agibilita’ nella trattativa con i creditori internazionali, mentre Tsipras lascia la porta aperta a possibili modifiche del Memorandum, potra’ godere dei vantaggi politici notevoli in ogni caso.

Se vince il NO, potra’ incalzare Tsipras e Syriza sull’inconcludenza del mantenere in piedi il traccheggiamento inevitabile che ne scaturira’ sul Memorandum che rischia di impantanarsi sine die , senza alcuna soluzione alternativa credibile.

Se vince il SI sara’ la resa di Tsipras che avra’ fatto un autogol clamoroso tale da dove ingoiare le proposte della Troika con tutti gli interessi, non solo metaforici, ma in contanti.

Insomma, Tsipras ha fornito la corda per impiccarsi, citando Lenin.

Ma il problema greco è reale , e riguarda anche gli altri Paesi europei strutturalmente afflitti da conti pubblici truccati, clientelismo diffuso e sistemi parassitari incistati da decenni, soprattutto nel settore pubblico: pensiamo soprattutto all’Italia .

Quindi, che fare , per sfuggire alla tenaglia composta da un lato dall’Europa oligarchica e monetarista , quella del vincolo del 3% e dell’ austerita’ ammazza popoli, e dall’altra da un sistema assistenzialista e clientelare, rappresentato soprattutto da una sinistra che si vuole neokeynesiana e che vorrebbe semplicemente avere piu’ agibilita’ all’interno del cappio steso dagli oligarchi?

Si deve cambiare logica e senso di marcia : si deve incominciare a discutere di un ‘Euro a due velocita’ o di un sistema alternativo e parallelo di monete nazionali, nel quadro di una complessiva ridefinizione dei poteri e dei vincoli posti nei Trattati europei.

Bisogna modificare lo status della BCE , da banca centrale privata a pubblica, creare un doppio binario di circolazione monetaria, con relativa camera di compensazione da parte della BCE, abolendo nel contempo il vincolo del 3% del PIL sul debito pubblico, almeno per 10 anni ed avviare una politica di integrazione fiscale, sociale e politica per aree omogenee, rilanciando cosi’ l’ attivita’ produttiva , con tanto di dazi per le merci extraeuropee.

Nel caso contrario, Grecia o meno, l’esito sara’ l’implosione della zona Euro e la sua frantumazione sia a livello monetario che politico, non gia’ tornando ai cari vecchi Stati nazionali, ma ad una serie di Granducati irrilevanti sullo scacchiere mondiale, facile preda di cinesi, americani, arabi e BRICS .

La Grecia indica alle forze social nazionali non tanto la soluzione del questione europea, ma apre la contraddizione, che scevra anche da tanto populismo nostrano, consentira’ di operare con le coordinate rivoluzionarie adatte al momento storico che stiamo vivendo. Incidere per rilanciare e non per reagire. 

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