“Restiamo in Iraq fino a quando la normalizzazione democratica non sarà sopraggiunta”. Il che, senza entrare nel merito, significa allinearsi direttamente con Kerry, l’uomo che se giungerà al Pentagono manderà a casa il centrodestra. E si che di Fini si diceva che fosse furbo…
IL CAIRO – Il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini ha detto che ”si potra’ pensare al ritiro delle truppe quando ci saranno un governo rappresentativo e istituzioni democratiche in Iraq” e comunque non prima che sia portato a termine il processo democratico che inizia a gennaio con le elezioni. Subito dopo l’incontro con il segretario generale della Lega Araba Amr Mussa, Fini, ha aggiunto che ”le elezioni di gennaio in Iraq sono importantissime perche’ avviano un processo democratico in assenza del quale e’ impossibile per quel paese garantire liberta’, sicurezza e quindi democrazia. La durata di quel processo oggi e’ difficilmente prevedibile, ma soltanto al termine di quel processo sara’ possibile discutere del ritiro delle truppe”. Le elezioni di gennaio, quindi, ”sono da un lato un momento terminale – ha chiarito Fini – ma al tempo stesso un momento di avvio di una nuova fase. Che siano un momento essenziale per la transizione – ha concluso – lo dimostra il fatto che il terrorismo sta facendo di tutto per evitare che quelle elezioni si svolgano”.

