
camerati o chimerati?
Lenin avrebbe qualificato lo scontro in atto in Ucraina, come un conflitto “interimperialista” .
Certo, lo stratega della Rivoluzione di Ottobre, non poteva di certo prevedere né il crollo dell’URSS né l’affermazione sulla scena del “superimperialismo “ statunitense come risultante del ridimensionamento della Russia sulla scena mondiale.
Ma, con i dovuti distinguo, in un quadro socioeconomico diverso, lo scontro tra Russia ed Usa , sembra ricalcare i vecchi schemi novecenteschi della “Guerra Fredda”. Con una differenza non da poco: i due contendenti, oggi, sono strettamente interconnessi sul piano finanziario, militare ed economico, mentre negli anni sessanta e settanta, pur rispettando le proprie sfere di influenza, disegnate a Yalta , l’ideologia giocava ancora un suo ruolo.
Oggi, la geopolitica detta i suoi tempi, e lo scontro si fa più prettamente economico. Ora, i big players sulla scena mondiale restano senz’altro USA e Cina, che si contendono mercati e risorse, ma con una Russia che data per spacciata troppe volte, con Putin ha riguadagnato terreno sia per quanto riguarda le fonti energetiche, che sul piano militare.
La Russia putiniana, mutatis mutandis,non è così diversa per vocazione geopolitica e per necessità, dall’URSS: tanto è vero che le vestigia sovietiche, dopo un momentaneo abbandono nel periodo eltsiniano, sono state recuperate da Putin in tutto il loro valore simbolico.
Ha solo adottato il modello, in modo adatto alla Russia di oggi, il modello cinese : avere un apparato centrale forte ed un Partito forte di riferimento e sul piano economico, un capitalismo di matrice liberale, capace di competere sul piano mondiale. Il socialismo, rimane , solo come Mito perlopiù legato al ricordo della Grande Guerra Patriottica combattuta contro i nazisti.
Identificare la Russia di oggi, liberaldemocratica e turbocapitalista , dove il potere di Putin è dovuto soprattutto al consenso degli oligarchi che fanno affari in mezzo mondo ( e che 30 anni fa potevano benissimo essere alti gradi del PCUS) come la Salvatrice dell’Europa , o come ancora di salvezza per i poveri popoli europei, sembra francamente una forzatura velleitaria.
Nella Storia nessuno ha mai salvato nessuno, tantomeno se quel qualcuno è debole e senza volontà di riscatto proprio, casomai lo assoggetta. E non sarà nessuna visione geopolitica, per quanto infarcita di “missioni storiche” o di altre visioni, a mutare questo assioma.
Casomai, nel conflitto interimperialista si può auspicare , da patrioti europei, che la Russia acquisti maggior spazio a danno del predominio USA, affinché negli interstizi creati tra i contendenti, l’Europa possa acquistare influenza.
Ad ogni modo, ci si affidi ai russi, ai cinesi o a chissà chi altri, se l’Europa ed i movimenti identitari, seppur nelle loro diversità non riusciranno ad acquistare la forza necessaria ad imporre un’Europa forte, unita, indipendente e capace di giocare il suo ruolo sul piano internazionale, non ci sarà altro da fare che assistere impotenti ai prevedibili futuri conflitti interimperialistici, giocati sulla pelle degli europei
Yalta è più viva che mai.

