Pericolo!
Dagli americani, dai russi e dalla sinistra antifa si ripete che in Europa c’è una democrazia nazista.
Fa ridere. Ma fa davvero ridere?
Vediamola da un’altra angolazione
Il termine nazista è usato come anatema e come condanna inappellabile, ma questo riguarda la dialettica politica e la psicologia della comunicazione.
Se non lo intendono nel senso storico del nazional-socialismo, ma come il radicamento atemporale in identità ataviche che si rispecchiano in fenomeni di massa, la questione cambia totalmente.
È lecito affermare che tutto il XX secolo ha registrato una contaminazione reciproca che, dopo gli esiti della seconda guerra mondiale, ha trasformato il capitalismo, dominante ovunque, in una democrazia comunista con tante, diverse, sfumature.
Il liberalismo – che è un fattore di moderazione del totalitarismo democratico – è stato relegato ai soli diritti civili dove, per influenza democratico-comunista, alla fin fine si è trasformato a sua volta in totalitario. E così sembrò fosse sopraggiunta la fine della storia e quella di ogni libertà.
Il crollo demografico e lo spostamento dell’asse mondiale verso l’IndoPacifico
hanno però influito pesantemente qui da noi, vanificando l’ottimismo beota del progressismo che aveva rivestito per decenni il capitalcomunismo e hanno minato le basi economiche dello stato sociale riducendo di gran lunga i mezzi clientelari che hanno garantito a lungo la tenuta della democrazia con il volto filantropico, di (in)consapevole cultura comunista che ora barcolla.
A questa crisi sono insorte oggi due reazioni uguali e contrarie. Da un lato quella anarco-capitalista che si sviluppa soprattutto in America (del nord e del sud) ed è nemica di ogni forma di regolamentazione. Essa accusa l’Europa proprio perché da noi la regolamentazione c’è, ed è francamente eccessiva. Ma è anche figlia di un’idea comunitaria e collettiva e questo non va mai dimenticato.
L’altra, la neosovietica, l’antifa, la stracciona, è quella del revanscismo impotente del comunismo fallito.
Pur insultandosi, spesso le due reazioni se l’intendono e vanno a braccetto tra loro, soprattutto in questo loro “antinazismo” da barzelletta.
Tra le due tenaglie ideologiche, interne, e fisiche, esterne (americana e russa)
in Europa si procede intanto al riarmo, alla riduzione dei lacci dei trattati e degli spazi di democrazia nonché alla sorprendente riscoperta delle proprie identità.
Quando dico riduzione degli spazi di democrazia non intendo affatto quelli della libertà – i due termini non sono sinonimi – bensì delle licenze ossessive di regolamentazione totalitaria.
Malgrado i colpi di coda liberticidi di una classe dirigente alla canna del gas, e, quindi, spaventata dalla propria impotenza, le condizioni e le priorità detteranno a breve tutt’altro e già gli atteggiamenti mentali s’iniziano a notare.
È un processo obbligato
che probabilmente costringerà a reinterpretare e riadattare quello che si è costituito negli anni, dando alle nazioni europee quella particolare espressione sociopolitica che è stata frutto delle influenze cattolica, fascista e socialdemocratica.
Quale sia la capacità di reinterpretazione non è dato sapere, ma, visto che si tratta di una dinamica, questo avverrà prendendo per mano gli stessi interpreti, chiunque essi siano.
Una democrazia meno democratica
(nel senso di meno totalitaria, intollerante e standardizzante) e con recuperi valoriali ed esistenziali, inizia a profilarsi. Per questo, cercando di esorcizzarla, essi la definiscono nazista.
Questa prospettiva interessante, nonché questa forza delle cose (o forse del destino?) spiega anche come mai in certe prese di posizione varie personalità democratiche, come Macron, Crosetto, Merz o Calenda, si siano poste e si pongano sistematicamente dalla parte giusta.
Se il processo andrà avanti – e io credo che così sarà – si può auspicare a breve una nuova sintesi che, come accadde nel gollismo o nel peronismo, comporti la fusione in qualcosa di nuovo di varie culture sociopolitiche, liberate dai loro contenitori storici.
Se in Italia
il referendum sulla riforma della Magistratura sarà vinto e se poi passerà quella del premierato, perché non immaginare una maggioranza ampia, con forti componenti civili e sociali autonome, guidata da Giorgia Meloni, da cui siano esclusi tutti gli antifa, i nostalgici del comunismo sovietico e i sovranisti? Questi ultimi, che sono l’inversione dei nazionalisti, esprimono una minoranza ancora attiva nella Lega, tuttora deleteria nella misura in cui riesce a fare danno.
Ovvero una sintesi priva di tutti i servi, consapevoli o meno, dei padroni di Jalta.
Ovvero liberata dai burattini di Mangiafuoco.
Ovvero senza tutti i passatisti, zavorre sul cammino del nostro risveglio nazionale, popolare, europeo.
Questo per quanto riguarda l’Italia, ma qualcosa del genere, con varianti dovute alle culture locali, può verificarsi in tutta Europa, o, meglio ancora, è probabile che si realizzerà.
Poi potrete chiamarla come vi pare
russoamericani e servetti vari: sarebbe un bel salto di qualità che non vi aspettavate proprio fino a poco fa.
Ma noi sì, noi ci abbiamo sempre creduto, perché noi possediamo una fede.

