
sarà sempre troppo tardi
Pessimisti?
Certo! Il pessimismo oggi come oggi è una virtù, è l’essere oggettivi, pragmatici, mentre una nebbia circonda tutto e tutti, una nebbia delle coscienze, una nebbia in cui sono avvolti gli europei, non tutti, certo, quelli d’Europa occidentale senza alcun dubbio.
Mesi e mesi passati a discutere sul futuro della Grecia; dentro l’euro, fuori dall’euro, chi pagherà i suoi debiti, e via così… per poi vedere il tutto sgonfiarsi come un palloncino bucato.
Merito dei “grandi” statisti di questo continente di nanetti da giardino, in cui basta poco per svettare su di un panorama umano mediocre. E’ bastato poco per far “sgonfiare” il palloncino ellenico; merito della politicaglia che siede sull’Acropoli della ridicola democrazia ateniese.
Poveri greci!
Per lungo tempo al centro dei dibattiti e delle discussioni di un intero continente, ed adesso dimenticati grazie ai giochetti di prestigio di un apprendista stregone, che prima sembrava dovesse battere i pugni a Bruxelles tipo Leonida, ma che alla fine ha fatto ingoiare ai suoi compatrioti il succulento “boccone amaro” elaborato dai tecnocrati euro/atlantici.
Certo, ben altro si stava profilando all’alba di un’Estate in cui, come per “magia”, si sono palesati i prodromi di ben altre crisi. Alla fine dei conti ci troviamo a dover assistere a due distinte opere di deformazione della realtà e della verità.
La questione migranti, innanzitutto, è diventata il nuovo tormentone continentale. Tra Berlino, Parigi e Bruxelles, tutti i nostri “grandi” statisti sembrano essersi svegliati una mattina, trovandosi improvvisamente a dover porre interesse non più ai malandati conti ellenici, ma verso un fiumiciattolo umano che giunge dal Sud e dall’Est del Mediterraneo, spinto da motivazioni tra le più diverse.
I toni sono quelli dell’isterismo mediatico, dell’emergenza da gestire a tutti i costi. In Italia poi si sta rasentando il ridicolo, con il patetico confronto tra chi non vedeva l’ora di poter ritirare fuori tutta la propaganda sull’accoglienza e sull’integrazione, e chi, per contro, vorrebbe cavalcare proprio l’isterismo mediatico per far cassa alle urne.
Patetici entrambi i fronti! Specchio comunque fedele di una classe politica europea che non vale niente. Basta solo costatare il tedioso confronto sulle quote d’accoglienza, per capire che quello che oggi è SOLO un fiumiciattolo, gestibile attraverso un approccio di pura e semplice analisi geopolitica, e qualche intervento di carattere imperiale, manda in corto circuito tutto il carrozzone europeo, e lascia spazio ai cantori del meticciato e dell’etnomasochismo.
Ed in fine, non certo per scarsa importanza, dall’Asia comincia a soffiare il primo sentore di una nuova crisi economica globale. Ovviamente, in questo frangente, i toni non sono quelli isterici dell’emergenza, bensì quelli dell’ottimismo e dei freddi calcoli, spalmati sulla faccia di popoli che ancora non hanno capito quanto la finanza sia un’arma di distruzione di massa, non una risorsa.
Ed eccoli a Cernobbio, sempre i nostri grandi statisti, accompagnati dai signori grigi del sistema economico neoliberista, che spargono ottimismo e rassicurazioni come i contadini spargono letame.
Non dobbiamo temere nulla, lo dice la BCE, lo dicono gli scerpa delle borse di tutta Europa, in Italia poi s’è già mossa in anticipo Confindustria, con tutta una serie di documenti incentrati sullo scarso impatto che il collasso cinese avrà sulla nostra “sanissima” economia.
L’Europa tutto sommato è un’isola felice, mica abbiamo legami troppo stretti con l’economia cinese o con le nazioni emergenti. Secondo il temino confindustriale, ad esempio, noi europei dovremmo metterci in testa che senza qualche decina di milioni di migranti non avremmo possibilità di crescita economica. Sul rischio di una valanga non una riga, giusto qualche preoccupazione sulle prospettive di medio/lungo termine in ambito macroeconomico, per il resto la solita nebbia.
Intanto però il Presidente della BCE Draghi ha pensato bene di annunciare l’estensione delle misure atte a sostenere il sistema finanziario dell’area euro, era in programma, certo, peccato che la crisi del colosso asiatico d’argilla era già cosa nota sia agli esperti del settore, sia (modestamente) a chi come noi preferisce alla gazzarra dei temi mediaticamente di moda, quelle informazioni che restano volutamente in ombra, ma che risultano sempre le più importanti. Soprattutto quando poi gli effetti di certi avvenimenti, così lontani e così poco agevoli, arrivano sotto forma di un cataclisma economico.
Per questo motivo, e per altri comunque non meno importanti, riteniamo con un malcelato sentore di catastrofe imminente, che l’Europa si sveglierà sempre troppo tardi.
Tanto meglio a questo punto.