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Quando si dice esplosivo

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Quarant’anni fa saltava in aria Giangacomo Feltrinelli

 

Il 14 marzo 1972 il miliardario, editore e guerrigliero rosso Giangiacomo Feltrinelli saltava in aria a Segrate, in provincia di Milano. Con il suo gruppo, i GAP, stava dinamitando un traliccio per causare il black out nel capoluogo lombardo. (Ma non erano i fascisti i bombaroli?)
Quarant’anni dopo sulle pagine del Corriere abbiamo avuto diritto a “rivelazioni” che confermano l’ipotesi che il miliardario insurrezionalista sarebbe stato aggredito, stordito, ferito e legato al traliccio sul quale sarebbe poi stato fatto esplodere. 
Difficile stabilire se queste tesi sensazionalistiche siano fondate o meno.

Israeliani o Superclan
Di certo Feltrinelli si diceva minacciato  e precisamente dal Mossad, uno dei servizi segreti israeliani.
E di certissimo sappiamo che il timer utilizzato dall’editore per l’attentato, un Lucerne, era difettoso come altri del medesimo stock. Un suo gemello era stato usato il 2 settembre 1970 per un attentato comunista ad Atene terminato anch’esso in tragedia con la morte dei suoi autori, Elena Angeloni e Georgios Tsikouris (Ma non erano i fascisti i bombaroli?)
Ambo gli attentatori facevano parte di un gruppo terroristico definito in gergo Superclan.
Il fatale timer utilizzato da Feltrinelli quel 14 marzo gli era stato anch’esso fornito dal Superclan.
Cos’era questo Superclan? Un direttivo insurrezionalista che aveva contatti spregiudicati negli ambienti Nato, nell’Internazionale socialista, con i gruppi della lotta armata comunista e con una serie infinita di servizi dell’est e dell’ovest.
Il suo boss, Corrado Simioni, sognava di prendere la testa della lotta armata  in Italia ma le figure guerrigliere di punta diffidavano di lui. Dopo la morte di Feltrinelli, che rese i guerriglieri orfani di contatti internazionali e di fondi, Simioni poté giocare un ruolo significativo grazie ai suoi contatti.
Egli faceva capo (e la coodirigeva) alla scuola di lingue parigina Hypérion che fu il crocevia tra i gruppi della lotta armata e i servizi internazionali e che ebbe un ruolo centrale nel sequestro Moro.

Hypérion e Trilateral
L’Hypérion raggiunse l’apice della sua attività durante il settennato di Giscard d’Estaing che fu, al contempo, un mandato di gestione politica della Commissione Trilateral, vero e proprio direttivo mondialista creato nel 1971.
Si pensa solitamente, ma a torto, che l’operato delle formazioni armate in Francia sia stato favorito dalla Dottrina Mitterrand che, al contrario, intervenne per disarmare e pacificare i gruppi guerriglieri o, eventualmente, per teleguidarne le schegge su posizioni ben diverse da quelle originarie (il rapporto tra servizi francesi e Br di Senzani lo attesta). 
Fu invece durante la presidenza Giscard che Hypérion e il Superclan ebbero carta bianca. E la copertura era nata ancor prima, sotto il primo ministro di Pompidou, Chaban-Delmas (centrodestra).
Tornando a quel 14 marzo, dopo la morte di Feltrinelli e il rientro in gioco di Simioni, tutti i vertici della lotta armata vennero eliminati in modo diverso. Il partigiano Lazagna, che assicurava la congiunzione con l’apparato “rivoluzionario” del Pci ebbe problemi legali e fu tolto dalla scena. Curcio e Franceschini, che avevano appena rifiutato l’offerta di cooperazione espressa proprio dal Mossad, vennero arrestati. Moretti invece l’accolse e si mise, di fatto e senza nemmeno nasconderlo, al servizio di Hypérion. 
Hypérion a chi faceva capo? Alla Francia? Alla Nato? Ai tedeschi dell’est? Ai sovietici? Agli israeliani?
Un po’ a tutti perché fu il primo laboratorio mondialista nel quale ogni attore recitava un copione d’interesse comune e sistemico e, al contempo, i propri particolari.
L’Italia no: i suoi servizi come le sue istituzioni servivano solamente le gerarchie internazionali e non i propri vantaggi: dal settembre ’43 è sempre stato così.

Ingerenze ed internazionali
Torniamo al 14 marzo e ai timori del guerrigliero.
L’ingerenza israeliana in Italia e il ruolo nella lotta armata operaista è fatto documentato. Del resto il braccio destro di Simioni, Duccio Berio, era figlio di un collaboratore del Mossad.
E di sicuro quell’ingerenza venne accettata, anche formalmente, durante la gestione brigatista di Moretti, che non esitava a far capo a Hypérion né al “misterioso” gruppo toscano che gestì l’esecuzione di Moro e la cui composizione risale con tutta probabilità agli anni quaranta con coperture francesi e inglesi, allargatesi nel dopoguerra ai sovietici e agli israeliani.
Le paure di Feltrinelli dunque non erano delle paranoie.
In quanto a quell’internazionale armata operaista, per certi versi contigua alla trozkista e per altri organica all’Internazionale socialista, si è ramificata in Africa e in America Latina offrendo asilo a svariati guerriglieri in più paesi. In Brasile ha accolto Achille Lollo, autore del rogo assassino di Primavalle, e in seguito Cesare Battisti che non ha neppure avuto il pudore di tacere sulle coperture internazionali e sugli accordi franco-brasiliani riguardo alla sua persona.
E’ necessario tenere bene a mente il quadro di quali forze si mossero e come, di quali furono le coperture e i burattinai, non soltanto per interesse storico e per rigettare riletture pilotate generalmente omertose su certe ingerenze,  e quindi devianti, ma perché le strutture protagoniste di quei giochi sussistono almeno parzialmente e le mentalità che le animarono sono oggi dominanti e, quindi, minacciose. In guardia dunque: da burattini e da burattinai!

Che ne è stato dell’inchiesta Br?
Infine un dubbio. Sappiamo che Feltrinelli era stato inizialmente indagato per la strage di piazza Fontana (12 dicembre 1969) così come lo furono ambienti anarcomunisti. Dopo una serie di depistaggi e di inquinamenti di prove quella strage non ha mai trovato un colpevole ma la storiografia, supportata da qualche sentenza inapplicabile, l’ha liquidata come strage fascista.
Sappiamo però che proprio le Br compirono un’indagine nell’area milanese per venire a capo della verità e, sorprendentemente, non ne rivelarono mai l’esito che, evidentemente, non collimava con la versione ufficiale e non doveva essere molto utile alla causa comunista.
Non s’intende affatto qui suggerire che ci fosse una responsabilità di Feltrinelli in piazza Fontana ma far notare che sulla strage è rimasta una cortina fumogena cui hanno contribuito gli stessi brigatisti. Che questi avessero un terreno su cui indagare non è sorprendente visto che furono due militanti dell’ultrasinistra a fornire il logistico all’anarchico Gianfranco Bertoli quando costui si dette latitante per rapina e si recò per qualche mese in un kibbutz in Israele dal quale fece ritorno con armi israeliane senza esser perquisito alla frontiera di un paese in guerra e si recò a Milano in via Fatebenefratelli dove il 17 maggio 1973 commise una strage davanti alla questura (Ma non erano i fascisti i bombaroli?)
Insomma tutta la storia di quegli anni sanguinosi andrebbe riscritta e, benché ci siano gli elementi per chiarirla in modo sufficiente, ciò non avviene e non solo per colpa dei burattinai, dei loro complici e di chi fu coinvolto in quelle manovre ma anche per il servilismo e la superficialità di chi appartiene ad ambienti che quella strategia subirono sulla propria pelle ma che oggi non chiede altro che di compiacere i più forti e non esita, quindi, a stravolgere la verità a piacimento altrui.
Chi tra tutti costoro, burattinai, complici e ricostruttori ammaestrati, sia il peggiore è davvero difficile da stabilire.

Un minimo di bibliografia da non cestinare:
Giovanni Fasanella, Giuseppe Rocca – Il misterioso intermediario  – edizioni Einaudi
Giovanni Fasanella, Rosario Priore – Intrigo internazionale – edizioni Chiare Lettere
Giovanni Fasanella, Alberto Franceschini – Cosa sono le Br? – edizioni Rizzoli
Silvano De Prospo, Rosario Priore – Chi manovrava le Br? – edizioni Ponte alle Grazie
Filippo Ghira – Dominio incontrollato – edizioni Fuoco
Valerio Cutonilli – Strage all’italiana – edizioni Trecento
Valerio Cutonilli, Luca Valentinotti – Acca Larentia quello che non è stato mai detto – edizioni Trecento
Gabriele Adinolfi – Quel domani che ci appartenne – edizioni Barbarossa

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