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Quanto sono piccole le destre europee!

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Senza visione prospettica sono prigioniere del grande disegno a cui s’illudono di opporsi

Lo sviluppo in Europa del sovranismo è speculare al processo in corso da molti anni del trasferimento ad entità sovranazionali, quali l’Unione Europea, di competenze e prerogative che prima erano dei singoli Stati Nazionali.
Il sovranismo che si sta affermando in questi anni, seppur partendo da istanze legittime, sembra non tenere conto della centralitò di una visione autonoma europea, privilegiando un neonazionalismo ripiegato su se stesso e spesso assai miope in politica estera.
Il nazionalismo che, lo ricordiamo, nasce in Europa a “sinistra” , conosce un suo sviluppo in senso “liberale” che tuttora alligna in numerose formazioni politiche di “destra” e vive il suo vero superamento , in una visione sinergica con il socialismo, nel periodo delle Rivoluzioni nazionali degli anni trenta.
Anche i militanti NR degli anni sessanta e settanta, non erano strettamente “nazionalisti” o “sovranisti” ma si ponevano nel solco della sintesi suaccennata naturalmente adattando ai nuovi tempi le tematiche e le parole d’ordine di lotta. Il tutto, comunque, in una visione europea :di un’Europa autonoma , forte, libera ed indipendente dai due blocchi.
Questa visione è sempre stata centrale nelle diverse formazioni nazionalrivoluzionarie italiane ed europee che hanno sempre tenuto ben distinta la possibile confusione con il nazionalismo patriottardo e reazionario che, invece, caratterizzava le destre filoatlantiche di allora.
Oggi, il panorama ci offre l’affermazione in tutta Europa di formazioni neonazionaliste o sovraniste assai diverse tra loro , ma in cui spiccano elementi di confusione assai pericolosi.
Se in Francia il Front National di Marine Le Pen sembra aver adottato una politica di stampo identitario sul piano della lotta all’immigrazione, a timida difesa della famiglia tradizionale (timidissima perché nella direzione vi sono anche leaders della lobby omosessuale tra cui quel Bilde che fa parte della Banda dei Quattro che guida l’attacco a Jean-Marie Le Pen) e dell’uscita dal sistema monetario europeo, sul piano sociale resta un Partito di destra liberale, con pericolose posizioni filosioniste.
Il FN francese non è il solo caso in Europa dove soprattutto nei paesi nordici, si sviluppano tendenze analoghe dove l’identitarismo non viene declinato in un ‘autonomia rivoluzionaria in chiave europea, ma regredisce su aspetti parziali come la xenofobia  o il populismo conservatore di stampo nazionalista.
Giova ricordare che se il Fascismo fu nazionalista , fu anche socialista nelle sue diverse declinazioni e superòil gretto nazionalismo dell’epoca in una visione Imperiale.
Oggi, invece, il nazionalismo sembra essere ritornato ad una visione Ottocentesca , di stampo conservatore e liberale,e non stupisce affatto, che in alcune sue espressioni, possa anche definirsi antifascista, come sta avvenendo nell’est dell’Ucraina tra le milizie filorusse del Donbass.
In realtà il nazionalismo in sé è un contenitore che si può riempire con diversi contenuti e non basta da solo a connotare in senso nazionalrivoluzionario un movimento politico e culturale avanzato, anzi.
Da ciò discende che anche in Italia , ma non solo, i “piccoli nazionalisti” intravedano spesso la propria possibilità di riscatto introiettando in un salvatore esterno che possa magicamente mutare le sorti della battaglia.
Non avendo visione prospettica in chiave europea ci si innamora periodicamente di qualche entità “antimondialista “ ma anche spesso antieuropea, alla quale votarsi anima e corpo :ieri per alcuni era l’Islam, oggi può essere Putin e la Russia .Spesso dietro il paravento di più o meno dotte considerazioni di natura “geopolitica” ma senza farsi troppe domande su cosa rappresentino realmente questi  presunti “vettori antimondialisti” nel risiko delle alleanze sul piano internazionale.
Tra l’altro non è affatto detto che un mondo “multipolare” sia meglio di uno “unipolare”, se non si fa parte come Europa della “multipolarita’” beninteso.
In caso contrario si è solo comprimari , se non peggio, degli attori protagonisti, come, peraltro dovrebbe insegnare l’epoca della Guerra Fredda .
Naturalmente il dialogo va mantenuto con chiunque manifesti volontà seria di rompere gli schemi di sudditanza internazionale al dominio dell’alta finanza e degli USA , ma ciò si può fare quando si ha una chiara visione autonoma in chiave strategica e non per mero tatticismo di basso profilo o peggio ancora per ottenere una visibilità, in altri modi negata.
Di tutto si ha bisogno, quindi, tranne che di destre nazionalpopuliste confuse e dipendenti da “salvatori esterni” , o di equivoci posizionamenti internazionali dettati da illusorie alleanze con chi , nel migliore dei casi, fa legittimamente i propri interessi geopolitici e sovranisti .
O si è autonomi sul piano europeo e si ridà slancio ad una visione dell’Europa dei popoli nel segno di un’ identità comune dettata dal sangue e dallo spirito e di una progettualità anticapitalista, oppure si farà sempre il gioco  ,magari in modo inconsapevole, di qualche altra potenza anche se in un “mondo multipolare”.

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