giovedì 19 Febbraio 2026

Questo il futuro per la Siria?

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Di sicuro è quello che vogliono.
Maggio in Iraq è stato il mese più sanguinoso dal 2008. Secondo le Nazioni Unite, 1.045 persone sono state uccise e 2.397 ferite in 560 casi di attentati o attacchi di insorti. Un’ondata di violenza inaudita che non si registrava dall’aprile del 2008, quando erano morte oltre 700 persone e le truppe Usa erano ancora sul terreno.
La provincia di Baghdad risulta la più colpita, con 532 morti e 1.285 feriti. A rendere così drammatico il bilancio, che include vittime civili, poliziotti e militari, ma non terroristi o insorti, hanno contribuito le violenze esplose lo scorso dicembre con le proteste della comunità sunnita contro il governo sciita di Nouri al-Maliki.
Nella maggior parte dei casi responsabili degli attentati sono i miliziani di al-Qaida e altri gruppi terroristici sunniti. Ma una serie di attacchi alle moschee sunnite nelle ultime settimane, in cui sono morte oltre 100 persone, dimostrano che anche gli sciiti stanno imboccando la strada della violenza. Un segnale poco incoraggiante per un Paese che ancora non riesce a tornare alla normalità dopo anni di guerra e dimostra quanto sia fragile la pace raggiunta.
Il rappresentante speciale delle Nazioni Unite in Iraq, Martin Koppler, ha fatto appello a tutti i leader politici iracheni perché “agiscano in fretta per fermare questo spargimento di sangue insopportabile”. Per far fronte alla drammatica situazione, le autorità hanno imposto il blocco completo delle licenze temporanee per le automobili Baghdad, nella speranza di limitare l’utilizzo di macchine imbottite di esplosivo e hanno chiuso al traffico alcune strade della Capitale.
Armi chimiche per attentati in Europa e Usa. Il ministero della Difesa iracheno ha inoltre annunciato che le forze di polizia hanno smantellato un gruppo di al Qaeda che stava fabbricando armi chimiche per attentati in Europa e in Nord America. Il gruppo, composto da cinque persone, era formato da due cellule, una delle quali si occupava di produrre i veleni, mentre l’altra forniva le istruzioni e coordinava il lavoro per contrabbandare le armi chimiche all’estero.

 

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