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Com’era la rete stradale dell’Impero romano migliaia di anni fa? Grazie a una mappa dettagliata e a una serie completa di dati digitali pubblicati da un team guidato da ricercatori dell’Università Autonoma di Barcellona e dall’archeologo Tom Brughmans dell’Università di Aarhus (Danimarca), disponiamo per la prima volta di una cartografia esaustiva che rivede e collega le prove archeologiche della regione. Secondo gli autori, la mappa digitale «include qualsiasi percorso terrestre con una posizione verificata, ipotizzata o ipotetica».
Il famoso detto recita che «tutte le strade portano a Roma» e ora possiamo sapere fino a dove arrivavano quelle strade. Lo studio, pubblicato sulla rivista Scientific Data (Nature), ci rivela che l’Impero romano costruì circa 300.000 chilometri di strade, l’equivalente di sette giri completi del pianeta Terra, una cifra che raddoppia le precedenti stime sulla lunghezza della rete stradale romana, l’impero più influente dell’antichità.
Una mappa che riscrive la storia
Il progetto Itiner-e è stato definito la mappa digitale più dettagliata mai realizzata sulle strade dell’Impero Romano. Utilizzando una combinazione di fonti archeologiche, testi storici, immagini satellitari, mappe topografiche moderne e antiche e persino fotografie di satelliti spia della guerra fredda, i ricercatori sono riusciti a ricostruire con precisione le rotte terrestri che collegavano la Britannia alla Siria e il Reno all’Egitto.
Il risultato è impressionante: 299.171 chilometri di strade romane tracciate e suddivise in 14.769 tratti, di cui il 34,58% è stato classificato come strade principali (come la famosa Via Appia, conosciuta come la «regina» delle grandi strade romane) e il resto (oltre 195.000 km) come strade secondarie, molte delle quali senza nome, ma essenziali per la mobilità locale.
Finora, la stima più accettata era di circa 188.555 chilometri. Itiner-e non solo supera questa cifra di oltre 110.000 chilometri, ma lo fa con una risoluzione geospaziale senza precedenti, che rappresenta a sua volta una pietra miliare nell’archeologia.
La spina dorsale dell’Impero
Le strade romane non erano semplici strade sterrate. Molte di esse erano pavimentate con pietre, dotate di sistemi di drenaggio, ponti e cippi o segnali con indicazioni delle distanze. Erano vere e proprie autostrade dell’antichità, progettate per facilitare il rapido dispiegamento delle legioni, la riscossione delle tasse, il commercio di beni e la circolazione di idee, religioni e persino malattie.
Questo risultato non solo riconfigura la grande rete stradale dell’Impero Romano che esistette tra il 27 a.C. e il 476 d.C. (circa 500 anni), ma fornisce dati fondamentali per studiare fenomeni storici come la diffusione del cristianesimo, le migrazioni di massa dopo la caduta dell’Impero o l’avanzata di pandemie come la peste antonina del II secolo d.C., che si propagò dal Medio Oriente alle città più occidentali proprio lungo queste stesse rotte.
Nella nuova mappa possiamo vedere come nell’Europa continentale esistessero reti stradali molto dense in quelli che oggi conosciamo come Italia, Francia, Belgio, Paesi Bassi e penisola iberica (Spagna e Portogallo), ma ci sono zone senza strade in Germania, Danimarca, Polonia e Ucraina, probabilmente a causa del blocco delle tribù germaniche.
Solo il 2,7% è noto con certezza
Una delle scoperte più sorprendenti di questo progetto è che solo il 2,7% della rete è stato localizzato con assoluta precisione. Si tratta, cioè, di appena 8.000 chilometri dei 300.000 previsti. Solo questa piccola porzione di strade può essere localizzata con un margine di errore inferiore a 50 metri in terreni montuosi e 200 in zone pianeggianti. L’89,8% è considerato localizzato con minore precisione, mentre il restante 7,4% è semplicemente ipotetico, basato su deduzioni geografiche o riferimenti storici senza prove archeologiche concrete.
È chiaro che c’è ancora molto da scoprire, ma grazie a questa mappa interattiva e aperta, archeologi e studiosi di tutto il mondo potranno contribuire con nuove scoperte e migliorare la precisione della mappa nel tempo (ogni tratto di strada ha un identificativo unico, una fonte documentata e il suo livello di certezza espresso).
È interessante notare che questa scoperta archeologica costringe a ripensare le dinamiche regionali dell’Impero, poiché in regioni precedentemente sottovalutate in termini di infrastrutture, come la penisola iberica, la Grecia e il Nord Africa, ora sappiamo che i romani costruirono una rete di strade molto più fitta di quanto pensassimo.

