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Salve Dea Roma!

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Centoquarantatre anni fa ritornava all’Italia

Anche se il nuovo governo savoiardo non aveva la statura morale e culturale per riproporla nel suo ruolo. Si limitò a liberarla dal giogo buio di un regime stantio e avvilente (l’unico Stato preunitario che non conobbe rivolte o resistenze al Risorgimento tanto era universalmente inviso ai suoi sudditi).
Di fatto Roma divenne e rimase davvero Capitale per ventuno anni, dal 1922 al 1943.
Poi l’incesto tra i vecchi padroni pontifici e i nuovi padroni liberali scaturì nella rometta palazzinara e tangentista, piccolo capoluogo di un paese non più Nazione il cui livello morale ed esistenziale conosciamo tutti bene.

Insomma la breccia è stata riparata.
Ma possiamo provare  nostalgia per essa e per lo spirito che l’accompagnò, definitivamente immortalato nei versi dannunziani del Monumento al Bersagliere.

In alto i cuori, in alto i calici per quei momenti di vitale, virile spiritualità, oggi impensabili in un mondo fatto di eunuchi e di chierichetti religiosi, laici o atei ma sempre e soltanto chierichetti. 

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